NUOVA INDAGINE – In Grecia dentro gli allevamenti di pesci

Scritto il 15 Gennaio 2020

Ogni anno, milioni e milioni di pesci vengono allevati per il consumo umano. Tuttavia, cittadini e consumatori conoscono ancora poco la realtà degli animali degli allevamenti ittici e le pratiche crudeli a cui sono sottoposti.

Il nostro team continua il suo impegno in difesa dei pesci, dando di nuovo voce al loro dolore e mostrando al pubblico le terribili condizioni in cui versano negli allevamenti intensivi. Per farlo, abbiamo realizzato una nuova indagine in Grecia, parte della quale è stata trasmessa nella puntata di Report dello scorso dicembre.

Un branzino o un’orata su due in vendita nelle pescherie e nei supermercati italiani arriva dagli allevamenti ellenici.

In Italia, la maggior parte delle importazioni di branzino e orata provengono dalla Grecia. Solo nel 2016 il nostro paese ha importato circa 64.000 tonnellate di orate e branzini, di cui circa 40.000 direttamente dalla penisola ellenica.

Guarda il video dell’indagine

I nostri investigatori hanno visitato sotto copertura alcuni allevamenti intensivi di branzini e orate nella zona di Sagiada, a nord della città di Igoumenitsa.

Si tratta di un’area con un’alta concentrazione di impianti ittici tra i quali molti sono fornitori di note realtà italiane della grande distribuzione organizzata. In un tratto di costa di soli 18 chilometri si trovano infatti ben 26 allevamenti diversi, ciascuno con numerose gabbie al cui interno sono stipate decine di migliaia di animali.

Con le nostre telecamere nascoste abbiamo documentato numerose problematiche che sono fonte di stress prolungato ed enorme sofferenza per i pesci.

In questa zona, branzini e orate sono allevati in gabbie spoglie dove non hanno spazio sufficiente per nuotare, arrivando a scontrarsi gli uni con gli altri. Si muovono in vortice in preda all’apatia perché non possono soddisfare i loro bisogni etologici di esplorazione e migrazione.

LEGGI ANCHEUna nuova ricerca lo conferma: anche i pesci provano dolore

Molti esemplari sono confinati in queste strutture addirittura per diversi anni. I nostri investigatori hanno filmato branzini e orate rinchiusi nelle gabbie dal 2014. Questi animali per raggiungere il peso di 1,5/2 Kg sono condannati a trascorrere una vita straziante per più di 5 anni. Quando vediamo un pesce di grossa taglia sul banco frigo ricordiamoci che ha vissuto tutti questi anni in una gabbia, alimentato con mangimi industriali.

Le densità di allevamento sono inoltre molto elevate. Il sovraffollamento è fonte di stress cronico per i pesci e ha conseguenze nocive per la loro salute, peggiora la qualità dell’acqua e favorisce la diffusione di parassiti e batteri, anche da una gabbia all’altra.

In queste condizioni, branzini e orate si ammalano con facilità e vengono curati con mangime medicato. Farmaci antibiotici e antiparassitari sono somministrati con regolarità anche agli individui sani, vivendo nella stessa gabbia è infatti impossibile far sì che il trattamento venga dato ai soli pesci malati.

Metodi di uccisione dolorosi

📷 Il nostro team investigativo ha documentato la presenza di orate ancora vive, dentro questi contenitori, dopo più di un’ora dalla cattura. © Essere Animali

Il momento in cui i pesci sono soggetti alle pratiche più dolorose e disumane è indubbiamente quello dell’uccisione.

Nelle nostre indagini abbiamo assistito alla cattura di branzini e orate che, impauriti, si dimenano nell’acqua e tentano di fuggire. Ammassati gli uni sugli altri all’interno di reti, in assenza di acqua ansimano e vengono schiacciati dal peso degli altri pesci intrappolati.

Ancora coscienti, vengono gettati in contenitori colmi di acqua e ghiaccio, dove si contorcono, boccheggiano e muoiono lentamente dopo un’agonia interminabile.

LEGGI ANCHEAnche i pesci vanno al macello, sai come?

L’immersione in acqua e ghiaccio senza stordimento preventivo è una procedura che causa immensa e ingiustificata sofferenza nei pesci. Si tratta di una pratica di uccisione che l’Organizzazione Mondiale della Sanità Animale (OIE) considera inadeguata. In altre parole, il suo impiego costituisce una chiara violazione delle norme internazionali sancite da questo organismo.

Ciononostante, la procedura sopracitata è quella più utilizzata per abbattere branzini e orate non solo in Grecia, ma anche negli altri stati dell’Unione Europea, Italia compresa, come abbiamo documentato nella nostra prima investigazione all’interno degli allevamenti ittici del nostro paese.

La campagna #AncheiPesci

Anche i pesci sono sensibili, curiosi e intelligenti. Sono esseri senzienti in grado di provare dolore proprio come gli animali terrestri. Tuttavia, come dimostrano le nostre indagini, negli allevamenti intensivi trascorrono una vita terribile, costellata di privazioni e sofferenza.

Con la nostra campagna vogliamo che la grande distribuzione si impegni a eliminare le pratiche crudeli a cui sono sottoposti i pesci allevati a scopo alimentare. Adottando policy più severe, i supermercati italiani possono chiedere ai loro fornitori di impegnarsi a rispettare i diritti e il benessere di questi animali.

È arrivato il momento di entrare in azione per i pesci, partecipa alla campagna.

Il tuo 5+1000
salva gli animali

Sostieni a costo zero

Il tuo 5+1000
salva gli animali

investigazioni, denunce e campagne
Usa il CF 976 762 00153

Scopri come