A Taiwan pesci legati in modo crudele e lasciati in agonia

Scritto il 2 Settembre 2019
pesci in agonia

Taipei, mercato del pesce del distretto di Banqiao. Nel chiacchiericcio animato dei visitatori, una scena colpisce per la sua crudeltà: pesci ancora vivi agonizzano sulle bancarelle, legati in una posizione che ricorda una mezza luna. Una tortura silenziosa che sembra passare inosservata nel chiassoso viavai della gente.
La fotogiornalista canadese Jo-Anne McArthur, attivista per i diritti degli animali e da anni impegnata nel progetto We Animals Media, di recente si è recata a Taiwan proprio per documentare la pratica dolorosa della legatura dei pesci presso i mercati ittici della capitale.

Una pratica crudele contestata dalla società civile

pesci in agonia

📷 I pesci lasciati fuori dall’acqua possono agonizzare per un tempo stimato tra i 55 e i 250 minuti prima di morire. © Jo-Anne McArthur

Si tratta di un’usanza diffusa che ha origine nella Cina imperiale, tuttora praticata in molti allevamenti ittici dell’isola. Il motivo? Mantenere i pesci in vita il più a lungo possibile per garantirne la freschezza ai consumatori, spiega Wu Hung dell’associazione Environment and Animal Society of Taiwan (East).
La pratica della legatura consiste nel fare un foro ad un lato della bocca del pesce ancora vivo, attraverso il quale scorre un filo che viene legato all’estremità della coda. In questo modo, il pesce viene immobilizzato con le branchie spalancate e rimane in questa posizione fino al momento della vendita.
Il barramundi (Lates calcarifer), noto anche come branzino asiatico, è la specie ittica più soggetta a questa pratica a Taiwan. È anche la specie allevata in maggior numero negli impianti di acquacoltura dell’isola. Solo nel 2017, la sua produzione si è attestata a 20.160 tonnellate.

«Si tratta di una vera e propria forma di tortura – commenta Wu Hung – i pesci sono esseri senzienti e i loro diritti devono essere tutelati come previsto dall’Animal Protection Act. Non meritano di essere trattati con crudeltà

Per questo motivo, nel 2016 East ha iniziato una campagna rivolta al governo. L’obiettivo è promuovere un quadro legislativo che garantisca una maggiore tutela dei pesci e rendere illegali pratiche intollerabili come quella della legatura.

Pesci brutalmente legati anche in Italia


Ma per assistere a questa usanza brutale non è necessario andare in Asia. Nella prima investigazione in Europa all’interno degli allevamenti ittici, anche noi di Essere Animali abbiamo documentato la stessa pratica atroce in Italia.

Infatti, le nostre immagini mostrano pesci ancora vivi le cui branchie sono orribilmente legate alla coda con uno spago. Immobilizzati nell’usuale posizione che ricorda una mezza luna, boccheggiano inermi fuori dall’acqua per interminabili minuti, spesso addirittura ore.
La scienza ha ampiamente dimostrato che i pesci non solo sono in grado di provare dolore fisico, ma anche stress psicologico. Ciononostante « le nostre priorità sono sempre orientate a massimizzare il profitto, non a venerare il sacrificio di questi animali» dichiara Jo-Anne McArthur.
Per questo motivo, è arrivato il momento di riconoscere e proteggere il valore della vita di questi animali. Con la campagna #AncheiPesci ci stiamo impegnando affinché questo avvenga il prima possibile, perché questi animali hanno atteso fin troppo.