Negli allevamenti intensivi le epidemie sono incontrollabili

Scritto il 3 Luglio 2019
epidemie

Gli allevamenti intensivi sono luoghi di contagio per definizione e ogni anno ci sono ondate di epidemie che causano stragi incalcolabili tra gli animali.

Il perché è presto detto: sovraffollamento, condizioni igieniche estreme, antibiotici usati in maniera incontrollata. Questo è il terreno ideale per diffondere e rafforzare un virus.

La peste suina africana: l’ultima di una lunga serie di piaghe

📷 Per bloccare lo sviluppo della peste suina in Cina, sono stati ammazzati quasi un milione di maiali. © AsiaNews

La peste suina africana (PSA) è una malattia virale che colpisce maiali e cinghiali, altamente contagiosa e spesso letale per gli animali. Dall’Africa sub-sahariana l’epidemia è arrivata nel 2007 in Georgia, Armenia, Azerbaigian e da lì nel 2014 nei paesi dell’est Europa per arrivare nel 2018 anche in Belgio. In Italia è presente già dal 1987 in Sardegna, regione che da otto anni è soggetta al blocco delle esportazioni di carne di maiale per via del continuo riaccendersi di focolai.

Negli ultimi mesi questa piaga ha colpito soprattutto gli animali cinesi, oltre 150 milioni di maiali coinvolti. Per capire l’entità della devastazione provocata da questa malattia basti pensare che la stima di maiali macellati in Cina quest’anno è del 20% in meno.

I virus non si eliminano, ritornano e mutano

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📷 L’interno di un capannone di un allevamento di polli italiano. © Essere Animali

Per arginare il contagio si usa un’unica soluzione: l’eliminazione degli animali infetti e di quelli che sono stati a contatto con loro. Vale a dire interi allevamenti sterminati da un giorno all’altro. Il ministro dell’agricoltura cinese ha affermato che per bloccare lo sviluppo della peste suina in Cina sono stati già abbattuti 916 mila maiali. Ma questa non è una reale soluzione, né per la peste suina né per qualsiasi altra epidemia. I focolai si spengono, ma poi si spostano e ritornano.

Un esempio classico oltre a quello della peste suina è l’influenza aviaria; il virus che la genera è un flagello che esiste da tempo, ma che ha cominciato a far parlare di sé soprattutto dal 1996 in poi, provocando la morte di milioni di volatili in tutto il mondo.

Anche l’Italia è stata più volte colpita da questo virus. Nel 2013 in provincia di Ferrara e Bologna sono stati più di un milione le galline e i tacchini eliminati per fermare il contagioNel 2017 una cifra equivalente di animali è stata abbattuta in una ventina di stabilimenti in Veneto, Lombardia e Emilia.

Gli allevamenti intensivi sono il luogo perfetto per gli agenti patogeni e, finché esisteranno, continueranno le epidemie su larga scala e tutto ciò che ne consegue.

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