Dopo la nostra indagine inizia il processo contro allevamento fornitore del Prosciutto di Parma

Scritto il 13 Febbraio 2019

Inizia oggi, con la prima udienza presso il Tribunale di Forlì, il processo a carico del legale rappresentante di un allevamento di maiali situato in provincia di Forlì e imputato del reato di maltrattamento di animali, art 455-ter commi I e III c.p.

Si tratta dell’allevamento che il nostro team investigativo monitorò per sei mesi, nell’arco del 2016, con controlli settimanali e l’utilizzo di telecamere nascoste. Durante questo capillare lavoro i nostri operatori filmarono la presenza di centinaia di maiali feriti e agonizzanti. Le immagini fecero il giro del mondo e vennero diffuse anche in Inghilterra, Cina e Hong Kong. Ma il video non sollevò solo uno scandalo attorno alla produzione del Prosciutto di Parma.

Il filmato fu depositato, assieme ad una denuncia, all’allora Corpo Forestale dello Stato che, dopo un controllo nell’allevamento, dispose il trasferimento di centinaia di maiali malati in un capannone attiguo e avviò le indagini.

Durante l’udienza, all’esterno del Tribunale abbiamo fatto un flash mob per chiedere che venga riconosciuto il reato di maltrattamento di animali, che prevede la responsabilità penale dei soggetti coinvolti. Riteniamo che, per la gravità di quanto documentato, la questione non possa essere derubricata al reato di detenzione incompatibile, che prevede il pagamento di una sola ammenda.

📷 © Essere Animali

Tutto è accaduto nel 2016 quando, durante un’attività di controllo in un allevamento intensivo di maiali, i nostri investigatori si trovarono davanti ad un vero proprio film dell’orrore. All’interno di un capannone erano stipati centinaia di maiali in recinti sovraffollati e privi di adeguati arricchimenti ambientali. Molti animali presentavano ferite da cannibalismo alle orecchie e alle code, altri maiali visibilmente agonizzanti erano abbandonati a sé stessi, lasciati presumibilmente morire di stenti. L’installazione di telecamere nascoste svelò anche comportamenti brutali degli operatori nei confronti degli animali.

«Ritengo che vi siano gli estremi per configurare a carico del gestore dell’allevamento il reato di maltrattamento di animali che, oltre a punire i comportamenti di coloro che per crudeltà o senza necessità arrecano direttamente lesioni agli animali, punisce anche coloro che non impediscono che queste lesioni si verifichino per propria negligenza o incuria durante il periodo in cui li hanno in custodia. Poiché non vi sono precedenti riferiti a vicende simili, un’eventuale condanna avrebbe notevole rilevanza e farebbe giurisprudenza; inoltre, avrebbe anche un’efficacia deterrente verso gli allevatori, facendo sì che si astengano da comportamenti così violenti», afferma Alessandro Ricciuti, avvocato di Essere Animali.

Seguiremo da vicino questo processo e forniremo ogni aggiornamento. È importante che il reato di maltrattamento di animali sia effettivamente applicato anche agli animali allevati per l’alimentazione e non solo alle specie cosiddette da compagnia, come cani e gatti.

I maiali, estremamente sensibili e intelligenti, sono già poco protetti dalle limitate norme per il benessere animale. Se di fronte a queste immagini non venisse nemmeno riconosciuto il reato di maltrattamento di animali si creerebbe un precedente a nostro avviso pericoloso. Il messaggio che ne deriverebbe sarebbe quello che esistono animali a cui si può procurare deliberatamente sofferenza.

Ciò costituirebbe una sconfitta per tutta la società civile, una sconfitta che non possiamo accettare.