Gli allevamenti riempiono i fiumi di antibiotici. Greenpeace mette a nudo il caso di Brescia

Scritto il 13 Dicembre 2018

La situazione dei corsi d’acqua della Lombardia risente particolarmente degli allevamenti di maiale della zona. Abbiamo già messo in luce come gli stabilimenti intensivi presenti in questa regione – in particolare nell’area di Brescia – oltre a causare sofferenze agli animali, comportino un forte impatto sull’ambiente. I risultati di un nuovo rapporto di Greenpeace lo confermano.

I dati allarmanti in Italia

Maiali

📷 © Essere Animali

I dati forniti sono stati raccolti durante i mesi di giugno e luglio 2018, periodo in cui l’organizzazione ha effettuato analisi in fiumi e canali di irrigazione in regioni ad alta densità di stabilimenti intensivi in dieci paesi europei. I dati italiani più preoccupanti si riferiscono proprio al campione del bresciano dove – lo ricordiamo – si concentrano 1.289.091 maiali, un numero che supera persino quello degli abitanti della zona.

A Roggia Savarona, in provincia di Brescia, sono stati trovati 11 diversi tipi di farmaci, 7 dei quali antibiotici. Si tratta del numero più alto di tutta la ricerca riscontrato in un singolo campione.

Anche negli altri due campioni italiani, prelevati sempre in Lombardia, sono stati ritrovati antibiotici e sostante farmaceutiche di vario tipo.

Tutti e tre i campioni contenevano inoltre concentrazioni di nitrati al di sopra del livello scientificamente suggerito come necessario per assicurare la protezione degli invertebrati acquatici, pesci e anfibi più sensibili. Oltre che da fertilizzanti artificiali, il rilascio di queste sostante nel terreno – e quindi poi nei corsi d’acqua – derivano in buona parte dallo spargimento dei reflui zootecnici, operazione eseguita spesso in modo illecito.

La concentrazione di nitrati misurata nel campione prelevato dalla Roggia Savarona ha raggiunto il 66% del valore
limite Ue. In due campioni è stata superata anche la concentrazione di nitriti stabilita dall’Ue come indicatore per un “buono stato ecologico” delle acque.

Il resto d’Europa

📷 © Greenpeace

In totale Greenpeace ha raccolto 29 campioni e purtroppo anche quelli degli altri paesi non danno risultati confortanti. In quasi l’80% dei casi sono state rilevate tracce di farmaci veterinari diversi, per un totale di 21 sostanze; 12 sono risultate antibiotici.

Come in quelli in Italia, la metà dei campioni raccolti ha riscontrato livelli di nitrati superiori alla soglia considerata sicura per gli organismi acquatici più vulnerabili.

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Bisogna cambiare stile di vita

L’uso massiccio di farmaci negli allevamenti non fa che velocizzare esponenzialmente il diffondersi di batteri resistenti agli antibiotici.  Quella dell’antibiotico resistenza è una delle più serie minacce alla medicina moderna. Ma d’altronde l’utilizzo di queste sostante è indispensabile negli stabilimenti intensivi, luoghi in cui le condizioni igieniche sanitarie lasciano gli animali alla completa mercé di virus e batteri.

Basare la nostra alimentazione sul consumo di prodotti di origine animali, oltre a causare a loro enormi sofferenze, si conferma anche in questo caso un danno per l’ambiente e per la nostra salute

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