Si può davvero salvare il mondo diventando vegani?

Scritto il 14 Novembre 2018

Un frutto esotico è ecologicamente meno sostenibile di un pezzo di carne che viene dalla nostra regione? Se tutti mangiassimo solo prodotti di origine vegetale, saremmo costretti ad aumentare il suolo consumato per la produzione?

L’alimentazione vegan è il modo più semplice per dare alla terra un futuro?

Vegan vs carne: suolo

Chi non ha mai sentito dire: “se non mangiassimo carne dovremmo produrre un’enorme quantità di verdura, con un uso del suolo molto più esteso”. Questa convinzione, parte dal presupposto sbagliato che la carne cresca sugli alberi. Per allevare il bestiame di cui si ha bisogno, si necessita di uno spazio per tenerli, tempo per farli diventare adulti e cibo per farli crescere. E da dove arriva tutto il mangime necessario per farli arrivare alla taglia giusta? Da campi coltivati ovviamente.

Oggi quasi l’80 per cento dei terreni agricoli del mondo, considerando sia lo spazio per tenerli fisicamente che per far crescere il cibo di cui hanno bisogno, è dedicato all’allevamento di animali. Solo un 25% è invece riservato all’alimentazione umane e ad altri usi. Secondo le ricerche dello scienziato Joseph Poore dell’Università di Oxford, la conversione mondiale al veganismo ridurrebbe la quantità di terreni agricoli necessari all’alimentazione per un totale di 3,1 miliardi di ettari, pari all’area dell’interno continente africano.

Vegan vs carne: gas serra

Nel 2014 uno studio del Regno Unito pubblicato sulla rivista Climatic Change ha rilevato che una dieta ricca di carne comportava un costo di 7,2 kg di emissioni di biossido di carbonio al giorno, rispetto con 3,8 kg per i vegetariani e solo 2,9 kg per i vegani.

Studi recenti mostrano anche come circa un quarto dei gas a effetto serra attribuibili all’attività umana provenga da un’agricoltura intensiva. Non a caso l’Institute for Agriculture and Trade Policy e GRAIN ha condotto una ricerca da cui si evince che i colossi di carne e latticini sono ad un passo da superare la quota di inquinamento delle industrie petrolifere.

Vegan vs carne: apporto nutrizionale

maiali in allevamento

Il team di Mike Berners-Lee, professor della Lancaster University, ha recentemente calcolato che il 40% dell’energia prodotta da colture adatte al consumo umano è destinato agli animali da allevamento. Questo si traduce in un enorme spreco. Se per esempio dai da mangiare soia a una mucca infatti, alla persona che la mangia ritornerà solo un decimo delle sostante nutritive usate per farla crescere, tutto il resto sarà andato perso.

La questione può essere vista anche da un’altro punto di vista.

La nuova ricerca di Poore pubblicata su Science ha raccolto i dati riguardanti più di 40.000 aziende agricole in 119 paesi considerando la produzione di 40 alimenti che insieme rappresentano il 90% del cibo consumato in tutto il mondo. I risultati sono stati netti: non sono riusciti a trovare prodotti di origine animale che avessero un rapporto tra apporto nutritivo e ecocompatibilità più elevato delle loro alternative vegetali. Rispetto alla totalità degli alimenti considerati nell’analisi infatti, quelli di origine animale forniscono solo il 18% delle calorie e il 37% delle proteine, ma utilizzano l’83% dei terreni, producono quasi il 60% dei gas serra e dell’ inquinamento di aria e acqua.

Vegan vs carne 3-0

Al di là quindi di tutte le congetture che si possono fare, gli studi evidenziano chiaramente una cosa: più riduciamo il cibo di origine animale, meno avremo bisogno di terra, carburante e sostanze chimiche per la nostra alimentazione.

Dopo il suo studio, Poore ha mangiato il suo ultimo croissant al formaggio di Pret A Manger ed è diventato vegano. «Una dieta vegana è probabilmente il cambiamento più potente che fai come individuo per ridurre il tuo impatto sulla terra. È molto più efficace che ridurre i tuoi voli o acquistare un’auto elettrica.» Joseph Poore

Questo è il consiglio di Poore e anche il nostro. Se anche tu la pensi come noi, fai il primo passo scarica la guida su iosclegoveg