2050: se non cambiamo alimentazione riscaldamento oltre i limiti e crisi alimentare

Scritto il 16 ottobre 2018
Riscaldamento globale

Dobbiamo cambiare il regime alimentare, altrimenti entro il 2050 il sistema collasserà su stesso.

Non si tratta dell’incipit di un film, ma è la sintesi estrema di recenti studi globali comparati che hanno messo davanti agli occhi di tutti l’esigenza di cambiare stile di vita.

« Rendere più green il settore alimentare o divorare il nostro pianeta: questo c’è nel menù di oggi. »

È così che si è espresso Johan Rockström, uno degli esperti che, a seguito delle sue ricerche, considera il cambiamento indispensabile.

In gioco c’è il nostro futuro

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📷 © Essere Animali

Il nuovo studio – pubblicato sulla rivista Nature – usa dati provenienti da ogni paese per valutare l’impatto della produzione alimentare sull’ambiente e ciò che potrebbe essere fatto per interromperne gli effetti distruttivi.

Gli aspetti critici sono due.

Il riscaldamento globale incontrollato

riscaldamento globale e animali

Andando avanti di questo passo non si riuscirà a mantenere gli impegni dell’accordo di Parigi per contenere il riscaldamento globale medio del pianeta a massimo 2°C, tanto meno entro l’ambizioso obiettivo di 1,5°C. Nella nuova ricerca globale Global Warming of 1,5°C commissionata dall’ONU e uscita in questi giorni, si afferma addirittura che la riduzione di emissione debba avvenire entro i prossimi 12 anni per evitare il superamento dei limiti prefissati.

Alla luce di queste stime, l’invito a cambiare il regime alimentare a livello planetario può essere visto quasi come un obbligo. La situazione della produzione di derivati animali è infatti così grave che se prese insieme, le cinque principali aziende di questo settore sono già responsabili di più emissioni di ExxonMobil, Shell o BP. Le aziende di carne e latticini sono infatti prossime a ottenere il primato nelle cause del cambiamento climatico.

Lo spettro della carestia

Allevamenti

L’altro importante aspetto messo in luce dalla ricerca è il rischio per il fabbisogno alimentare. Nutrire una popolazione mondiale di 10 miliardi sarà possibile, ma solo se cambieremo il modo in cui mangiamo e il modo in cui produciamo cibo. Il nostro attuale regime alimentare è insostenibile. Senza una radicale trasformazione della nostra alimentazioni, metteremo le generazioni future davanti al serio rischio di una crisi alimentare globale.

L’alimentazione è la chiave

Dati alimentari

Secondo gli esperti che hanno partecipato alla ricerca, una dieta almeno “flexitarian” è necessaria per mantenere il cambiamento climatico sotto controllo. Questo porterebbe ad una riduzione del 74% delle emissione di gas serra rispetto ad oggi.
Con “dieta frexitarian” si indica che nel mondo il cittadino medio che mangia prodotti di origine animale dovrebbe consumare almeno il 75% in meno di manzo (90% se si parla di Regno Unito e Stati Uniti) e il 90% in meno di carne di maiale, oltre a metà del numero di uova e litri di latte. Bisognerebbe quindi modificare l’alimentazione triplicando il consumo di legumi e quadruplicando noci e semi. Questo garantirebbe di dimezzare le emissioni di bestiame. Una migliore gestione del letame permetterebbe altri tagli. È infine facile intuire che un’alimentazione vegana, che ha di per sé un impatto ancora minore, avrebbe effetti ulteriormente positivi.

Queste trasformazioni nelle abitudini alimentari non avvengono spontaneamente e richiedono forti segnali da parte dei governi. I ricercatori identificano vari fronti sui quali poter agire: educazione: imposte sui prodotti di origine animali; incentivi per la produzione di alimenti a base vegetale; modifiche dei menù nelle mense scolastiche e nei luoghi di lavoro. Gli esempi sono moltissimi.

Le conseguenze se non cambiamo

La produzione di cibo di origine animale provoca già gravi danni all’ambiente attraverso i gas serra prodotti dal bestiame, la deforestazione e lo sfruttamento idrico eccessivo.

Se tutto rimarrà come è ora, l’aumento della popolazione mondiale stimato a 2,3 miliardi di persone nel 2050 avrà generato un collasso dei sistema alimentare e ambientale. Le conseguenze sarebbero reali e molto gravi: milioni di morti in più per carestie; nuove ondate migratorie; mortalità infantile in crescita; meno diritti per donne e minoranze. È probabile che molti altri aspetti negativi non siano nemmeno immaginabili.

Salvare gli animali da una vita passata negli allevamenti e da una morte violenta nei macelli è il modo migliore per salvaguardare il nostro pianeta. Un’alimentazione vegana può garantire il futuro delle prossime generazioni.

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