Il 9 luglio è il fish dependence day dell’UE. Il pesce è finito

Scritto il 9 luglio 2018

Uno studio della New Economic Foundation mette in relazione il consumo di pesce dei paesi europei con la capacità di pesca delle acque territoriali corrispondenti. Secondo questa ricerca, realizzata nell’ambito del progetto Fish Forward dell’Ue, oggi – 9 luglio – è il fish dependence day dell’Unione Europea. Viene così chiamata la data in cui, senza apporti esterni, le scorte domestiche di pesce sarebbero già esaurite. In altre parole, questo giorno indica che si fa affidamento sulle acque extra UE per quasi la metà del pesce che si consuma.

Se consideriamo solo l’Italia, la situazione è anche peggiore. Per il nostro paese il fish dependence day è stato due mesi fa, il 6 aprile. Il dato è ancora più allarmante se si considera che la penisola ha molte più acque territoriali della maggior parte degli altri stati europei.

I dati passati mostrano oscillazioni, ma anche una tendenza generale verso l’anticipazione della fatidica data anno dopo anno.

Fish dependence day in tutti i paesi Ue

📷 © New Economic Foundation

L’acquacoltura non è una soluzione

Gli allevamenti di pesce coprono oggi più del 50% del consumo mondiale di pesce.
Le condizioni di vita dei pesci allevati sono insostenibili, proprio come quelle degli animali terrestri negli allevamenti intensivi. Costretti a spazi sovraffollati, i pesci sono spesso soggetti a patologie terribili, nonostante le grandi quantità di antibiotici e vaccini che gli vengono somministrati.
L’acquacoltura viene presentata come una soluzione per il sovrasfruttamento delle risorse marine. Paradossalmente invece, questo tipo di industria non fa altro che aggiungere pressione agli stock selvatici. La maggior parte dei pesci richiesti dal mercato sono infatti carnivori e per crescere hanno quindi a loro volta bisogno di altro pesce.
Infine l’acquacoltura, come ogni tipo di allevamento intensivo, porta molti problemi a livello ambientale. Oltre all’inquinamento prodotto, vengono introdotte specie aliene o geneticamente modificate in habitat non pronti ad accoglierle. La fuga di questi animali dal loro triste destino, si trasforma così in un serio rischio per l’ecosistema.

📷 © Marine Scotland’s Fish Health Inspectorate

È un problema globale

Il rapporto rapporto mette chiaramente in luce come la domanda di pesce sia di gran lunga superiore alle risorse a disposizione dei paesi dell’Unione Europea. Purtroppo però il sovrasfruttamento delle risorse ittiche non è un fenomeno limitato al nostro continente, ma è invece un problema globale. Analisi precedenti hanno calcolato che, se non si agisce subito ponendo dei limiti di pesca, i nostri oceani potrebbero essere vuoti entro il 2048.

C’è solo un modo concreto e definitivo per impedire che mari e oceani si svuotino: non mangiare più pesce. La loro sofferenza non è necessaria, esistono moltissime alternative.

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