Pesce. Ogni volta che ne mangi uno ne butti via un altro

Scritto il 29 Maggio 2018

La pesca industriale causa l’agonia e la morte di miliardi di animali marini. Come spesso accade, le attività dell’uomo hanno però conseguenze molto più impattanti di quanto si possa immaginare.

L’impatto sul pesce che mangiamo

Come abbiamo trattato altre volte, la domanda eccessiva e crescente intacca da tempo le risorse degli oceani in modo del tutto incontrollato non permettendo la rigenerazione degli stock ittici. Entro il 2048 tutti i pesci che siamo abituati a consumare potrebbero scomparire dal Mediterraneo.

Non dobbiamo poi dimenticare che i pesci, esattamente come gli altri animali, soffrono. Le ricerche scientifiche dimostrano che non è assolutamente vero che i pesci “non sentono niente”: anzi, hanno una percezione consapevole non solo del dolore, ma anche del piacere.

L’impatto sulle specie protette

Delfino nelle reti

Sono molti gli animali marini che, oltre a essere minacciati da inquinamento, impoverimento dell’habitat e traffici marittimi, devono anche fare i conti  con il by-catch, ovvero la cattura accidentale.

Il consumo di pesce non si limita a causare la morte degli animali che finiscono in tavola. Di tutto il pesce catturato ogni anno a scopo alimentare, il 40% non arriva neanche al piatto. Questo include sia gli animali non adatti alla vendita – ad esempio perché troppo piccoli – sia quelli erroneamente intrappolati nelle reti dei pescherecci – come delfini, tartarughe, balene, uccelli. Ogni anno 32 milioni di tonnellate di animali marini fanno questa fine.

WWF e Convention of Migratory species lanciano un allarmante rapporto che mette in luce gli strumenti che devono essere messi in campo per ridurre l’impatto della pesca, in particolare sui cetacei. Sono infatti 300.000 ogni anno quelli che rimangono impigliati in reti non selettive e che, non riuscendo più a risalire in superficie, muoiono per soffocamento.

Le soluzioni

Il report propone metodi molto concreti per ridurre il by-catch come l’utilizzo di pingers (strumenti che, collegati alle reti, emettono suoni in grado di tenere lontani i delfini), di griglie di esclusione sulle reti a strascico ( strumenti che permettono ai cetacei di liberarsi dalle reti) e l’introduzione di modifiche alle dimensioni e forme degli ami dei palangari.

Siamo certamente a favore di qualsiasi miglioramento volto a ridurre morti superflue, ma l’unico modo per evitare sofferenze inutili a qualsiasi animale marino è la fine della pesca e degli allevamenti ittici. Non siamo obbligati a mangiare pesce per star bene. Eliminarlo dalla nostra dieta significa salvare la vita di moltissimi individui, sia direttamente che indirettamente.

Non mangiare pesce non è un sacrificio, ci sono molte alternative. Dai un’occhiata al nostro ricettario ispirato ai profumi del mare.

Ricettario