Lavorare negli allevamenti o nei macelli deteriora l’animo umano

Scritto il 8 Marzo 2018
Il macello è violento anche per gli animali

Vi siete mai chiesti chi lavora nei macelli? Avete mai pensato a quale possa essere il loro profilo psicologico? Se al di là del loro “mestiere” possono essere persone con le quali parlare o avere punti in comune? A prima vista si tratta di persone insensibili o violente e sui social network i commenti su questo tono di accusa si sprecano.

Ma la realtà è spesso diversa e crediamo sia importante analizzarla, se vogliamo davvero andare a fondo di un argomento e proporre soluzioni efficaci.

Certo, negli allevamenti non manca la persona violenta e sadica verso gli animali, ma a quanto pare si tratta di un’eccezione, non di una regola. Le cose funzionano infatti all’inverso:

non sono le persone violente a cercare o trovare lavoro in questi luoghi, ma è questo lavoro che rende insensibili le persone e le porta a gesti che altrimenti non avrebbero mai commesso.

Di questo si stanno occupando sempre più psicologi e sociologi, i cui studi analizzano l’impatto di un lavoro intrinsecamente violento sulla personalità e il comportamento, così come quanto questo possa incidere sulla società.

📷 ©Essere Animali

 

La nostra associazione si occupa di investigazioni. Un nostro team di attivisti documenta la realtà degli allevamenti e piazza telecamere nascoste quando riceviamo segnalazioni su maltrattamenti in corso. Ma abbiamo anche chi entra in questi luoghi come dipendente, portandosi sul posto di lavoro una minuscola e invisibile telecamera. E dalle loro esperienze emergono i resoconti più interessanti.

Ambra, la ragazza che ha lavorato in un incubatoio industriale di pulcini per conto di Essere Animali, ha scritto un toccante resoconto su questo periodo. E tra le cose che ha voluto ricordare c’è anche come «…le lavoratrici sono sottoposte a forti pressioni: non ci si può staccare dalla linea, non si può rimanere indietro, bisogna lavorare sempre più veloci». Quando lei ha provato a liberare dei piccoli pulcini rimasti incastrati in un macchinario è stata ripresa dai superiori, «non c’è tempo per questo, fai il tuo lavoro e basta» le è stato detto.

Negli incubatoi, negli allevamenti o nei macelli il lavoro è una macchina di montaggio a tutta velocità.

Non c’è tempo per aiutare gli animali sofferenti o agonizzanti, o per convincere e accompagnare gentilmente chi non vuole muoversi. Bisogna andare sempre più veloci. E si finisce per essere stressati e diventare insensibili alla sofferenza. O, ancor peggio, per prendersela con chi risulta un intralcio al ritmo di lavoro, che poi sono quegli animali che semplicemente non hanno voglia di andare a morire.

📷 ©Essere Animali

 

Ma anche negli allevamenti, dove i ritmi sono meno veloci, quello che accade nella testa delle persone è preoccupante. Abbiamo recentemente incontrato alcuni ragazzi che volevano darci informazioni su un’azienda in cui gli animali sono maltrattati. Loro ci hanno lavorato per un breve periodo. «Tornavo a casa e mi veniva da prendere a calci il mio cane – ci ha raccontato uno dei due – Dopo tutto il giorno in cui vedevo prendere a calci maiali per spostarli e venivo incoraggiato a farlo stavo cambiando e diventando violento. Ho scelto di andarmene».

Quello che emerge da una parte è confortante, perché non siamo circondati da folli a cui piace picchiare gli animali. Però siamo ancora immersi in un sistema che nel nostro paese ogni anno alleva e uccide 600 milioni di animali, con sistemi da vere e proprie fabbriche.

Un sistema che stritola tutto, senza pietà, inclusi i lavoratori. Che spinge persone sotto stress a diventare completamente insensibili e a compiere violenze in prima persona. Che le trasforma e aumenta la violenza domestica e in generale su altri umani (come conferma uno studio dell’Università di Windsor sull’aumento del tasso di criminalità nelle zone limitrofe ai macelli in Canada).

Quando analizziamo il problema derivante da allevamenti e macelli questo sarebbe un elemento in più da prendere in considerazione: il mondo che vogliamo è un mondo positivo e migliore per tutti, in cui ci sia spazio solamente per possibilità di crescita personale. E questi luoghi, oltre a far soffrire gli animali, deteriorano l’animo umano.