In Svizzera è legge: vietato bollire vive aragoste e astici

Scritto il 12 gennaio 2018
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Mercoledì 11 gennaio il governo svizzero ha emesso diversi provvedimenti riguardo al trattamento degli animali. Tali ordinanze, che saranno attuative da marzo, riguardano anche i decapodi, ordine di crostacei di cui fanno parte granchi, gamberi e aragoste.

In particolare il governo federale ha dato indicazioni precise sul modo in cui questi animali debbano essere trasportati e uccisi. Astici e aragoste non potranno infatti più essere trasportati e conservati vivi sul ghiaccio o in acqua gelata, ma solamente in acquario.

Ma la novità più importante è che i crostacei, prima di essere uccisi e cucinati, dovranno essere storditi. La pratica disumana di inserirli direttamente in acqua bollente da vivi sarà quindi vietata.

In Italia, il Centro di Referenza Nazionale per il Benessere Animale aveva già dato raccomandazioni su trasporto, conservazione e uccisione di astici e aragoste nel 2007. L’anno scorso la Corte di Cassazione ha poi confermato la sanzione per un ristoratore fiorentino che esponeva in bella vista gli animali vivi sul ghiaccio. Questa pratica è quindi rientrata nel reato di maltrattamento sugli animali prevista dal codice penale.

Questi provvedimenti sono il minimo che si potesse ottenere, visto che la maggior parte degli scienziati concorda che le aragoste, come tutti gli animali, possono provare dolore. Inoltre, se conservate in cisterne, possono soffrire di stress associato a confinamento, bassi livelli di ossigeno e affollamento.

Pesci congelati al mercato

© Jorge Gonzalez

 

Bisogna purtroppo constatare che a livello giuridico crostacei, pesci e molluschi godono di ancor meno tutele degli animali terrestri da allevamento.

Rispetto alle creature marine, la stessa opinione pubblica fatica a provare la stessa empatia che ha per mammiferi e uccelli. Le crudeli tecniche di pesca di questi animali e le conseguenze ecologiche di tali pratiche sono inoltre poco conosciute e diffuse rispetto a quelle degli allevamenti. Inoltre spesso anche la pesca locale nasconde orribili verità che i consumatori ignorano completamente, come accade per l’uccisione dei polpi che abbiamo documentato nel sud Italia.

 

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Tra gli animali marini i pesci sono probabilmente quelli che se la cavano meglio.

A livello anatomico, sappiamo che i pesci hanno neuroni noti come nocicettori, che rilevano potenziali danni. La loro attività cerebrale durante la lesione è inoltre analoga a quella dei vertebrati terrestri e interessa le regioni cerebrali legate a percezioni sensoriali coscienti e non solo dei riflessi.

Vari enti, come l’American Veterinary Medical Association hanno in passato dichiarato:

“Le tesi per cui le risposte del pesce al dolore fossero semplicemente riflessi, sono state confutate. … la preponderanza delle prove accumulate sostiene la posizione secondo la quale ai pesci dovrebbero essere concesse le stesse considerazioni dei vertebrati terrestri per quanto riguarda il sollievo dal dolore. “

Nonostante ciò la percezione comune rimane molto spesso che questi animali non provino sofferenza.

È vero, nessuno di noi è un aragosta e quindi nessuno può sapere cosa prova quando viene ferita o introdotta viva in acqua bollente. Ma per lo stesso motivo è anche vero che non possiamo capire fino in fondo cosa provi una mucca al macello e tuttavia, se ci pensiamo, per lei riusciamo a provare compassione.

Noi crediamo che tutti gli animali meritino rispetto, che vivano in mare o sulla terraferma, che nuotino o che volino. E smettere di mangiarli è il gesto più semplice e più efficace che possiamo compiere ogni giorno in loro difesa. Se vuoi saperne di più vai su IoScelgoVeg.it!