Ricercatrice di Cambridge studia i maiali e diventa vegana!

Scritto il 26 luglio 2017
ricercatrice fa uno studio sui maiali e capisce perché smettere di mangiarli

L’archeologa dell’Università di Cambridge D.ssa Pía Spry-Marqués ammette di aver smesso di nutrirsi di prodotti di origine animale in seguito ad uno studio condotto sulla storia del maiale dall’epoca paleolitica fino ai tempi odierni.

La studiosa, di origini spagnole ma trasferitasi a Cambridge, è diventata vegana durante la stesura del suo libro dal titolo Pig/Pork: Archaeology, Zoology, Edibility. Il libro comprende anche un ricettario in cui sono stati inseriti alcuni piatti a base di testicoli di maiale, serviti principalmente con una salsa all’aglio, cibo attualmente capace di provocare ribrezzo alla sua stessa autrice, sebbene venga mangiato da tantissime persone che – come lei in precedenza – non si sono poste troppe domande sulla provenienza di ciò che mangiano.

Durante la fase di ricerca, l’archeologa si è semplicemente resa conto di quanto i maiali siano in realtà creature sensibili e capaci di esprimere empatia.

Ha inoltre scoperto che il loro utilizzo non si limita all’industria alimentare. Gli scarti dell’animale vengono infatti impiegati per la realizzazione di numerosissimi oggetti, dai pennelli alla garza medica.
Che dire poi dei vini? Siamo portati a pensare che il vino derivi dal processo naturale di fermentazione dell’uva (e così dovrebbe essere) senza sapere che sono a volte contenuti in essi additivi estratti da prodotti di origine animale, come uova, vesciche di pesce o tripsina di maiale. Quest’ultima è stata vietata nell’UE ma viene ancora utilizzata negli Stati Uniti, si tratta di una secrezione del pancreas dell’animale e serve per dare un colore più chiaro alla bevanda.

È diventato subito chiaro all’autrice che il diffuso utilizzo del maiale derivi da un problema di domanda e di offerta. I sottoprodotti che lo contengono sono così tanti solo perché si permette di utilizzare gli scarti animali per la realizzazione di prodotti alimentari a basso costo, e finché ciò non cambierà non ci sarà bisogno di trovare alternative vegetali.

Allevamento di maiali in Italia – ⓒ Essere Animali

Il libro della dottoressa non è solo scritto con il fine di far riflettere le persone sulla propria alimentazione, ma ripercorre la storia culturale del maiale, addomesticato nella terra che oggi è la Turchia circa 9.000 anni fa. Proprio le zone in cui oggi per motivi religiosi non si consuma più carne di maiale.

La studiosa fornisce inoltre uno spunto di riflessione ai suoi lettori inglesi, così abituati a cibarsi di carne di maiale, ma rispettosi invece del cavallo. Si tratta infatti unicamente di un fattore culturale, per il quale spesso non ci si pone troppe domande ma lo si accetta imprescindibilmente poiché appartenente alla nostra cultura:

«Siamo condizionati da un sistema invisibile di credenze che ci esortano a mangiare solo alcune specie di animali. Se si pensa ai milioni di animali esistenti in natura, noi abbiamo scelto solo alcuni e li abbiamo classificati come commestibili.  Altri sono considerati disgustosi, come ad esempio i ratti»

A distanza di due anni dal passaggio al veganismo, la dottoressa Spry-Marquèz afferma di sentirsi più sana. «Anche il passo più piccolo in una direzione può fare la differenza» – sostiene la studiosa, il cui ultimo fine è quello di convincere i lettori a cambiare la propria dieta. E soprattutto si augura che la lettura del suo libro faccia riflettere le persone sulla storia che c’è dietro gli animali che si mangiano.

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