Ecco quanto inquinano gli allevamenti intensivi in Italia

Scritto il 30 giugno 2017

Basare la nostra alimentazione sulle proteine animali ha generato un sistema di produzione che, oltre a causare sofferenze a milioni di animali, crea un forte impatto ambientale.

Gli allevamenti intensivi producono direttamente o indirettamente gas quali:
• Gas serra (GHC) che comprende: metano (CH4), protossido d’azoto (N2O) e anidride carbonica (CO2)
• Ammoniaca (NH3)

In Italia il 9,3% dei gas serra viene prodotto dall’agricoltura.  Le principali sostanze immesse nell’ambiente dal settore agricolo sono metano e protossido di azoto.

Metano (CH4)

  • nel 2015 il settore agricolo è stato la maggior fonte di emissioni di metano (43%)
  • il 62% dei gas serra prodotti dal settore agricolo deriva dalle emissioni di metano
  • il 75% del metano emesso dal settore agricolo è prodotto da fermentazione enterica e il 16% dalla gestione delle deiezioni
  • nel 2015 la fermentazione enterica ha rappresentato il 32% delle emissioni totali di metano in Italia, il 47% proviene da mucche da latte e il 34% da bovini da carne
  • nel 2015 la gestione delle deiezioni ha rappresentato il 16% delle emissioni di metano del settore agricolo e il 7% del totale
  • il metano emesso dalle deiezioni di maiali e bovini rappresenta il 45% e il 42% del totale delle emissioni prodotte dalla gestione delle deiezioni

Protossido di azoto (N2O)

  • contribuisce per il 4% della produzione totale dei gas serra
  • il 37% dei gas serra prodotti dal settore agricolo deriva dalle emissioni di protossido di azoto
  • nel 2015 la maggiore fonte di emissioni totale di N2O è derivata dal settore agricolo (61%), in particolare dall’uso dei fertilizzanti e dalla gestione delle deiezioni
  • il 12% del totale delle emissioni di N2O in Italia deriva dalla gestione delle deiezioni

Focus sulle sostanze emesse dal settore zootecnico

Metano (CH4) deriva dai processi di fermentazione enterica (gas prodotti durante la digestione) e dai processi di trasformazione – in particolare anaerobica – che avvengono nelle deiezioni; condizione che si verifica con maggior facilità negli allevamenti intensivi. In termini d’importanza il metano è il secondo gas responsabile dell’effetto serra dopo la CO2 ed è anche corresponsabile della riduzione dello strato di ozono. Le concentrazioni atmosferiche di metano sono ben inferiori a quelle di anidride carbonica ma il suo potenziale nei confronti del riscaldamento globale è notevolmente superiore.

Protossido di azoto (N2O) deriva dalla gestione delle deiezioni animali, dall’utilizzo di fertilizzanti azotati e da altre emissioni derivanti dalla coltivazione dei terreni. Nel 2015 il protossido di azoto emesso dalla lavorazione dei terreni ha contribuito per il 50% delle emissioni totali di N2O nazionali. Si stima che la metà dei cereali prodotto in Italia sia destinato a nutrire gli animali. Il protossido di azoto è un gas responsabile sia dell’effetto serra che dell’assottigliamento dello strato di ozono. È presente in piccole quantità nell’atmosfera ed è, in ordine di importanza, il terzo gas serra, dopo anidride carbonica e metano. Il protossido di azoto è un gas serra 298 volte più potente della CO2, il metano 25 volte, pertanto sono questi i fattori di moltiplicazione utilizzati per convertire le emissioni di N2O e di CH4 in corrispondenti unità di CO2-equivalente (CO2-eq), che è l’unità di misura per esprimere l’impronta del carbonio.

Ammoniaca (NH3) deriva dalle emissioni generate dai reflui zootecnici e dalle emissioni di fertilizzanti chimici impiegati per le coltivazioni destinate alla produzione dei mangimi.
La diffusione di ammoniaca nell’aria è responsabile del fenomeno delle piogge acide o deposizioni acide. Con il termine deposizioni acide si intende il processo attraverso il quale sostanze gassose di origine antropica si depositano nel suolo alterando le caratteristiche chimiche degli ecosistemi e compromettendo la funzionalità di acque, foreste e suoli.

Anidride carbonica (CO2) la zootecnia contribuisce alle emissioni di anidride carbonica rappresentate dall’uso di energia fossile ai fini della produzione e del trasporto di mezzi tecnici destinati all’allevamento, come mangimi, medicinali e attrezzature. Un’altra via indiretta attraverso la quale la zootecnia contribuisce alla produzione di CO2 è rappresentata dalla produzione industriale di erbicidi, antiparassitari e fertilizzanti, soprattutto azotati, per la coltivazione di foraggi e dei mangimi. A questo va aggiunta la CO2 emessa dall’impiego di combustibili fossili ed energia elettrica per le operazioni colturali, sempre ai fini della produzione di alimenti per il bestiame. Inoltre, anche il trasporto degli animali verso i macelli, la lavorazione degli stessi, il trasporto fino alla distribuzione e lo stoccaggio hanno costi energetici considerevoli per la richiesta di combustibili fossili o di energia elettrica.

Cartine con le emissioni e numero degli animali allevati

Emissioni di Ammoniaca in Veneto e numero di animali allevati per provincia – fonte: Arpa e IZS

 

Emissioni di Ammoniaca in Lombardia e numero di animali allevati per provincia – fonte: Arpa e IZS

 

Emissioni per macrosettori in Emilia Romagna – Arpa 2010

Inquinamento delle acque

Un’altra problematica ambientale dell’allevamento intensivo riguarda il rischio di inquinamento delle acque superficiali e di falda da parte degli spargimenti dei reflui, soprattutto azoto/nitrati e fosforo, con i conseguenti fenomeni di eutrofizzazione.

I nitrati sono presenti anche nei fertilizzanti utilizzati nelle coltivazioni intensive che richiedono alti tassi di azoto. Se la concentrazione di nitrati nel terreno raggiunge livelli elevati, questi non vengono trattenuti dal terreno e possono essere facilmente dilavati e inquinare le falde (lisciviazione dei nitrati). Guardando i grafici estrapolati dalla ricerca dell’ISPRA uscita nel 2015 riguardo “La contaminazione da nitrati nelle acque” si nota che i valori più alti di nitrato presenti nelle falde sono di origine zootecnica.

Apporzionamento dei nitrati nei punti di campionamento in Emilia Romagna e Lombardia – Ispra 2105

Una concentrazione elevata di nitrati nelle acque può essere tossica, sia per l’uomo che per gli animali. L’OMS ha fissato il limite della concentrazione di nitrati nelle acque potabili a 50 mg/l.

Cosa fare?

Per salvaguardare la casa di tutti gli esseri viventi è urgente attivarsi subito. Non lo diciamo noi ma i massimi esperti ambientali: dal riscaldamento climatico all’acidificazione dei terreni il nostro pianeta è in pericolo. E se i governi o le aziende coinvolte in questo ecocidio non prendono provvedimenti seri nei prossimi anni, avremo grosse ripercussioni ambientali e sociali.

Come documentato dai dati anche in Italia l’inquinamento prodotto dagli allevamenti è rilevante. La migliore azione che possiamo fare già da oggi per salvare il pianeta è abbandonare un’alimentazione basata sul consumo di animali.

Qui tante idee pratiche per ripensare la tua dieta

 

 

Note

L’eutrofizzazione è il fenomeno di eccessivo accrescimento di alghe e piante acquatiche con conseguente rottura degli equilibri presenti e deterioramento dell’ecosistema. Può provocare la moria dei pesci per assenza di ossigeno nell’acqua.