Vi racconto l’incubo in cui siamo entrati per 6 mesi

Scritto il 23 Dicembre 2016
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Questo è il racconto di Andrea, uno degli investigatori che per 6 mesi ha documentato l’allevamento del Prosciutto Crudele

 

«Scrivi qualcosa!»
«Ma qualcosa… cosa?»
«Racconta l’investigazione. È durata sei mesi, è stata lunga, difficile e faticosa, abbiamo visto e documentato di tutto. Aggiungiamo qualcosa di nostro, di personale, alle immagini

Temo che nessuna parola e nessun racconto potranno mai rendere veramente l’idea di quello che avviene là dentro, di quello a cui si assiste mentre sei intento a documentare, di quello che si prova toccando con mano certi orrori.

Ma, forse, è doveroso aggiungere qualcosa.

Vorrei farlo partendo dal post di Francesco, nostro Responsabile Investigazioni, che scrive: «Accadono molte disgrazie in giro per il Pianeta, purtroppo non riusciamo a fermarle tutte. Ma di alcune possiamo perlomeno non esserne partecipi. Noi, nel nostro piccolo, ce la stiamo mettendo tutta per rendere questo mondo un posto migliore.»

Certo, forse siamo solamente dei sognatori e crediamo in qualcosa che non accadrà mai, qualcuno dice che lottiamo contro i mulini a vento.

Ma ci crediamo fortemente, sappiamo che è la cosa giusta da fare e questo ci basta, non occorre altro.

Documentare, diffondere e combattere le ingiustizie è la nostra missione, l’obiettivo per cui ci battiamo ogni giorno. E noi, nel nostro piccolo, ci battiamo per gli ultimi degli ultimi, gli animali non umani, rinchiusi e oppressi, sfruttati e schiavizzati, violentati e uccisi.

Questa investigazione ci ha portato a documentare un grande allevamento di maiali, destinati a diventare ‘pregiatissimi’ prosciutti di Parma. Per circa sei mesi, ogni settimana, abbiamo raggiunto e visitato questi orribili capannoni.
I minuti che precedono l’investigazione sono, ormai, pura routine: scarponi e vestiti ‘da battaglia’, guanti e mascherina d’ordinanza, che limita fortemente gli odori a cui siamo costretti.
Il resto è nello zaino… torcia, macchina fotografica e telecamera.
Un ‘ok’ d’intesa con il ‘palo’, fondamentale appoggio all’esterno dell’allevamento, e si parte, con la radio in allerta per le eventuali comunicazioni.

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Essere Animali

 

Le decine di metri che ti dividono dai capannoni sono sempre interminabili e cariche di tensione.
Ti guardi attorno e controlli ovunque, attento al minimo rumore.
L’odore causato dagli animali e dalle loro deiezioni inizia a farsi sentire, così come i loro grugniti.
Raggiungi l’ingresso e sei dentro in un attimo.

Ti chiudi la porta alle spalle e, come catapultato nel peggiore degli incubi, ti ritrovi in un inferno.

Buio pesto, odori nauseabondi, caldo insopportabile, decine di animali chiusi e ammassati in piccoli box gli uni sopra gli altri, un tappeto interminabile di feci e urina.

È l’ennesima visita, ma ogni volta rivivi l’orrore, quel disagio che ti provoca un ambiente così sinistro. È una violenza che credi valga la pena vivere, un pugno allo stomaco che si rinnova ogni sera, a cui non farai mai l’abitudine. Sei lì per loro, non c’è molto tempo per i sentimenti, così ti fai coraggio e via, al lavoro.
Ai due lati gli animali, noi ci manteniamo vicini e la torcia illumina leggermente il lungo e stretto corridoio che stiamo percorrendo.

Macchina fotografica e telecamera… si immortala, si riprende, si documenta.

La distesa infinita di animali è angosciante, sono sporchi e quasi tutti feriti, soprattutto alla coda e alle orecchie, che si mangiano per lo stress e la frustrazione. Sei lì a pochi centimetri, impotente.
Li guardi uno a uno e incroci spesso il loro sguardo, limpido ed espressivo.
Ne capisci immediatamente la sofferenza e cerchi, inutilmente, di dargli un patetico conforto.
Alcuni, curiosi e intraprendenti, allungano la testa fin fuori dal box e si guadagnano qualche grattino sul muso.
Continui a guardarli, quasi perso nei tuoi pensieri, e ti senti tremendamente in colpa, per tutto quello che la tua specie sta facendo alla loro, senza alcune giustificazione o ragione.

Continui a documentare.
Ma è proprio il corridoio che stai percorrendo il luogo in cui si annidano le storie e le scene più strazianti. È qui che vengono lasciati a morire i maiali che non servono più, quelli malati, gravemente feriti o, per qualche motivo, non adatti a diventare carne.
Senza cure, per risparmiare tempo e denaro, moriranno in questo triste corridoio dopo una lunga sofferenza.
Quando li incontriamo sono agonizzanti, sdraiati, si muovono con estrema fatica ed emettono qualche debole verso. Per loro sono gli ultimi istanti e vorresti solo accorciare quella tremenda agonia.

Tra i tanti… uno di loro ha catturato maggiormente la nostra attenzione.

Era piccolo, visibilmente giovane e letteralmente pelle e ossa.
Un pauroso e sofferente scheletro che, nonostante tutto, cercava ancora di fare qualche passo, annusando qua e là, forse inconsapevole del crudele destino che lo attendeva di lì a poco.

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Essere Animali

Sei inerme e impotente, vorresti solo prenderne uno, e poi un altro, e un altro ancora, fino a liberarli tutti, e fuggire via.
Abbiamo documentato il tutto a dovere ed è ora di uscire.
Ti chiudi di nuovo la porta alle spalle, ripeti il tragitto che ti porta alla macchina e rientri a casa.
Con quel malessere interiore che torna a manifestarsi ogni volta, pensando a quelle creature che poco prima ti concedevano uno sguardo e si gustavano un grattino, e di lì a poco saliranno su un camion destinati al macello.

Non so se riusciremo mai a vedere quei capannoni vuoti e dismessi, se riusciremo a vedere gli animali liberi di godersi la loro vita in una convivenza pacifica tra umani e non umani.
Ma abbiamo la voglia, e il dovere, di mettercela tutta.

E noi, nel nostro piccolo, stiamo facendo del nostro meglio.

 

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