Mangi il pesce? Ecco alcune cose che dovresti sapere

Scritto il 19 settembre 2016

Negli ultimi anni, complice una maggiore diffusione delle informazioni, l’opinione pubblica è diventata più attenta alle proprie scelte alimentari. Maggiormente consapevoli della provenienza di ciò che portano in tavola, sono sempre di più le persone che scelgono di non mangiare carne.

 

Talvolta però, questa scelta non include il pesce, il cui consumo viene spesso considerato meno grave in termini di sofferenza animale, impatto sull’ecosistema e rischi per la salute.

 

Sbagliato: ecco cosa dovresti sapere se hai deciso di mangiare “solo” pesce.

I pesci provano dolore

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Essere Animali

 

La scienza ci conferma ciò che il nostro buonsenso già sapeva: le creature marine soffrono tanto quanto quelle terrestri.  Mentre a milioni vengono uccisi per asfissia o scuoiati vivi, come previsto dalle normali pratiche industriali, le ricerche scientifiche dimostrano che non è assolutamente vero che i pesci “non sentono niente”: anzi, hanno una percezione consapevole non solo del dolore, ma anche del piacere.

 

Cosa vuol dire “pesce”?

Il mondo sottomarino racchiude una enorme varietà di specie: solo quelle conosciute arrivano a 274.000, ognuna delle quali può contare fino a diversi milioni di esemplari. Ma, quando si parla di cibo, tutti questi animali vengono accomunati sotto la parola “pesce”. Non solo: la pesca non ne prevede nemmeno il conteggio come individui, ma esclusivamente a peso: il cosiddetto “pescato”.

 

Gli allevamenti esistono anche in acqua

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© www.agrifarming.in/fish-farming

 

Una recente ricerca della FAO ha confermato una tendenza allarmante: le riserve ittiche estinte o a rischio di estinzione nel 2016 sono stimate intorno all’89,5% del totale, nel 2000 si aggiravano intorno al 65%. La principale minaccia all’ecosistema marino, come già accade nel resto del pianeta, è collegata alle dinamiche della produzione industriale.
Al drastico calo della fauna marina, l’industria risponde con gli allevamenti. Le pratiche che purtroppo già conosciamo per altri animali si ripetono anche qui: siti sovraffollati e sporchi dove i pesci vengono cresciuti allo scopo di finire nei nostri piatti il più in fretta possibile.

Non finiscono solo nel piatto

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© Jordi Chias Pujol / Veolia Environnement Wildlife Photographer

Il consumo di pesce miete molte più vittime rispetto a quelle che finiscono sulla tavola. Infatti, di tutto il pesce catturato ogni anno a scopo alimentare, il 40% non arriva neanche al piatto, ma classificato come “by-catch”: indesiderato. Questo include sia gli animali non adatti alla vendita, ad esempio perché troppo piccoli, sia quelli erroneamente intrappolati nelle reti dei pescherecci – delfini, tartarughe, balene, uccelli. Ogni anno 32 milioni di tonnellate di animali marini fanno questa fine.

Non è un alimento necessario

La convinzione più diffusa è che mangiare pesce sia fondamentale per la nostra salute, ma è una convinzione errata. Gli stessi nutrienti benefici li possiamo trovare infatti nel mondo vegetale. Mangiando pesce invece rischiamo di introdurre nel nostro organismo un’alta quantità di grassi insaturi e mercurio, fino ad arrivare a coloranti, diossina ed agenti patogeni.

La buona notizia è proprio questa: non sei obbligato a mangiare pesce per star bene. Eliminarlo dalle nostre tavole significa salvare la vita di moltissimi individui, sia direttamente che indirettamente. L’informazione e la consapevolezza sono strumenti decisivi per ridurre in maniera concreta la sofferenza causata dall’industria della pesca, una sofferenza ancora troppo poco conosciuta, perché silenziosa.

 

Dai un’occhiata al nostro ricettario ispirato ai profumi del mare per scoprire tante ricette gustose!

 

 

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Spaghetti alle vongole felici dello chef Stefano Broccoli

 

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