Viola e le altre… 6 mesi fuori dalle gabbie

Scritto il 7 Luglio 2016
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Vi ricordate di Viola, Sara, Lola, Beverly, Vale, Sere, e Jo, le 7 galline che abbiamo liberato da un allevamento intensivo?

Questo entusiasmante video racconta la loro nuova vita!

 

Prima erano rinchiuse nelle gabbie di un allevamento per la produzione industriale di uova e non potevano nemmeno distendere le ali. Ora vivono in ampi spazi all’aria aperta, dove possono razzolare e soddisfare pienamente ogni esigenza etologica assieme a nuovi amici animali e umani che si prenderanno cura di loro.

 

Abbiamo liberato Viola e le altre nei mesi scorsi, durante un’indagine che abbiamo realizzato per un progetto investigativo che ci ha permesso di mostrare a milioni di persone le condizioni degli animali negli allevamenti italiani. Una sera siamo entrati in un allevamento di galline “in gabbia” con telecamere e macchine fotografiche, ma anche con tutto l’occorrente per sottrarre alcune di loro alla vita infernale in cui erano costrette, sempre rinchiuse in gabbie di rete metallica, senza mai poter vedere la luce del sole, o toccare l’erba e il terreno.

 

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Stefano Belacchi / Essere Animali

 

Il nostro scopo non era solo denunciare il bluff di queste gabbie, introdotte dalla Direttiva 1999/74/CE e chiamate “modificate”, perché attrezzate con alcuni arricchimenti ambientali, ma in realtà causa comunque di gravi sofferenze per 35 milioni di galline, allevate in Italia in queste condizioni. Quel giorno abbiamo voluto anche compiere un piccolo gesto che crediamo sia portavoce di un messaggio più grande di empatia e rispetto per tutti gli animali.

 

E così Viola e le altre sono venute via con noi.

 

Ognuna di loro porterà con sè per sempre i segni fisici dei maltrattamenti subiti, come il becco mutilato, pratica che viene comunemente effettuata per prevenire il fenomeno del cannibalismo e della plumofagia. Termini brutali che lasciano intendere quanto sia alto il livello di stress subito da queste galline, portate a strapparsi le penne o a strapparle alle compagne di sventura, anche fino ad ucciderle.

Ma ora Viola le altre sono amiche fra loro, l’aria fresca e la libertà fanno miracoli per curare le ferite psicologiche ma anche quelle fisiche, infatti gran parte delle loro penne, prima strappate dal becco mutilato o dal ferro della gabbia, sono ricresciute. Solo Beverly e Sara ne sono ancora parzialmente prive, ma per ristabilirsi hanno davanti una vita, che non terminerà necessariamente a 1 anno e mezzo, come invece succede in qualunque allevamento industriale, dove a questa età le galline sono mandate al macello per essere sostituite da altre più giovani e più produttive.

Viola e le altre sono ora lontano da questi folli meccanismi della zootecnia moderna, che senza scrupoli condanna anche milioni di pulcini maschi, uccisi appena nati perché incapaci di produrre uova e il cui allevamento non è economicamente conveniente, poiché appartenenti ad una specie non selezionata per produrre carne, ma il maggior numero di uova.

 

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Essere Animali

 

Selezione affidata negli anni alla genetica e a tecniche di allevamento volte a intensificare la produzione, al punto che alcune galline in questi allevamenti arrivano oggi a deporre fino a 300 uova in un anno. Ritmi innaturali, considerato che questi animali, se liberati in un ambiente esterno con diversi stimoli e alimentati con mangime naturale, depongono al massimo circa 100 uova l’anno.

Proprio ciò che è successo a Viola e le altre, ora appagate dalla loro nuova vita. Ma come possiamo aiutare tutte le altre galline che non possiamo liberare? In Italia esistono quattro tipologie di allevamento intensivo per la produzione di uova, identificate da un codice stampato sulle uova commercializzate.

Guarda la nostra indagine dentro gli allevamenti intensivi di galline

 

Forse la soluzione consiste nell’evitare di acquistare uova provenienti dagli allevamenti in gabbia (codice 3) e scegliere invece uova di allevamenti a terra (codice 2), all’aperto (codice 1) o biologici (codice 0)? La brutta notizia è che anche in queste tipologie di allevamento Viola e le altre, ancora giovanissime, sarebbero state uccise al macello.

La buona notizia è che scegliere se mangiare uova dipende unicamente da noi.
Non sono infatti essenziali per la nostra alimentazione e il solo fatto che l’essere umano sin dall’antichità abbia mangiato uova, non ci obbliga certo oggi a mantenere un sistema industriale che non può sottrarsi dal causare sofferenza e morte a milioni di animali, considerati alla stregua di “macchine di produzione”. Inoltre… siamo spinti a consumare più uova anche dalla stessa industria, che ha tutto l’interesse nel venderne il maggior numero e nel tenere nascosto ciò che accade agli animali.

 

Perchè non cominciare quindi a ridurre il consumo di uova e magari sbizzarrirsi in cucina con qualche sfiziosa ricetta veg, fino a scegliere di non portare più in tavola la sofferenza?

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