7 buoni motivi per non visitare i delfinari

Scritto il 2 Giugno 2016
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Durante i mesi estivi, delfinari e parchi acquatici vedono il loro picco di attività: la possibilità di osservare da vicino delfini e animali esotici stimola infatti la naturale curiosità nostra e dei più piccoli. Ma dietro un’attrazione apparentemente divertente e istruttiva si nascondono sofferenza e sfruttamento.

Ecco 7 buoni motivi per non visitare i delfinari.

1. Spazi ristretti

 

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In natura, i delfini percorrono anche un centinaio di km al giorno, in gruppi che a seconda delle occasioni possono arrivare a contare centinaia di individui. Una vasca standard secondo la European Association for Aquatic Mammals prevede una superficie di soli 275 m² per cinque delfini, assolutamente insignificante rispetto allo spazio che avrebbero a disposizione in libertà. Secondo la normativa italiana, una vasca in grado di ospitare fino a 5 delfini può misurare appena 7 metri di diametro e avere una profondità minima di 3,5 metri.

 

2. Relazioni complesse

 

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I delfini sono animali socievoli e dalle dinamiche sociali articolate, e la presenza di animali appartenenti a famiglie diverse all’interno della stessa vasca sviluppa in loro aggressività.
Privi di una via di fuga, possono arrivare ad uccidersi. È gia successo.

 

3. Comunicazione ridotta

 

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I delfini sono dotati di un particolare sistema di ecolocalizzazione, il biosonar.
È per loro uno strumento di fondamentale importanza, che utilizzano per orientarsi e cacciare. All’interno delle vasche non possono utilizzare questo strumento come farebbero in natura, con tutto lo stress che consegue dalla repressione di un istinto naturale.

 

4. Alimentazione

 

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In libertà i delfini si nutrono naturalmente di pesce vivo, dal quale traggono anche tutta l’idratazione necessaria alla loro sopravvivenza. In cattività non solo vengono costretti a digiunare finchè non accettano di mangiare prodotti surgelati, ma trattandosi di cibo disidratato, per assumere i liquidi vengono forzati a bere tramite dei tubi infilati in gola.

 

5. Stress e farmaci

 

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I delfini rimossi dai loro gruppi familiari naturali sono costretti a creare una nuova famiglia “artificiale” all’interno del luogo in cui si trovano. La convivenza forzata fra esemplari appartenenti a famiglie differenti porta ad aggressioni, isolamento sociale, depressione e stress. Tutti sintomi ai quali si fa fronte con l’utilizzo di farmaci. L’uso sistematico di farmaci, tranquillanti e sedativi è una delle irregolarità riscontrate al Delfinario di Rimini che ha portato al suo sequestro.

 

6. Esibizioni forzate

 

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Le piroette e le altre acrobazie che vediamo compiere ai delfini durante gli spettacoli non sono ovviamente spontanee. Per indurli ad eseguirle a comando si ricorre alle più comuni pratiche di addestramento, come la privazione di cibo.

 

7. Provenienza

 

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La maggior parte dei delfini catturati negli oceani proviene dalla baia di Taiji, divenuta tristemente famosa per le barbarie commesse durante quello che in Giappone è un evento tradizionale. Dietro ogni animale catturato si nascondono tante morti: per un delfino che sopravvive, altri perdono la vita a causa delle modalità di cattura, di trasporto o del trauma di una vita confinati in una vasca.

 

Come fare quindi per conoscere da vicino questi splendidi animali?

 

In Italia è possibile osservare delfini ed altri cetacei all’interno del Santuario dei cetacei, una zona marina protetta fra Liguria, Toscana e Sardegna. Oppure, prendere parte a delle sessioni di dolphin-watching sia nel Mar Mediterraneo (ad esempio da Genova) che in tutto il mondo.