Negato il diritto a menù vegan nelle scuole

Scritto il 30 Aprile 2016
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Pochi giorni fa, il Sindaco di Senigallia Maurizio Mangialardi aveva risposto anche a nome della Giunta alle mamme che richiedevano menù vegan per i propri figli nelle scuole cittadine, affermando che il rispetto delle esigenze etiche delle famiglie provocherebbe difficoltà organizzative e un aumento dei costi a carico dei cittadini, così concludendo: «non ritengo opportuno apportare modifiche al nostro servizio di refezione scolastica, a meno che non siano presenti specifiche esigenze sanitarie».

Da parte loro, le famiglie hanno dato battaglia, chiedendo il rispetto della propria scelta etica e dicendosi anche disposte a versare un supplemento per coprire gli eventuali maggiori costi. Nelle scuole di Senigallia si servono circa 1.200 pasti e vi sono già menù specifici per esigenze religiose, sanitarie ed etiche, inclusi alcuni vegetariani.

Venerdì 29 aprile è intervenuta sulla vicenda l’Assessore con delega all’istruzione, dott.ssa Simonetta Bucari,  la quale ha ribadito la difficoltà di adeguare i menù alle richieste di poche famiglie, aggiungendo che il Comune ha richiesto un parere tecnico all’Asl, all’esito del quale valuterà «la fattibilità tecnica del nuovo menù».

Abbiamo interpellato l’avv. Alessandro Ricciuti, autore del blog Diritti Animali ed esperto nella tematica, che osserva: «La posizione della Giunta è palesemente discriminatoria, inoltre lo stesso iter burocratico seguito è del tutto illegittimo, poiché l’amministrazione comunale di Senigallia sta esercitando una valutazione che non le compete. Non è infatti possibile escludere la possibilità di richiedere pasti alternativi nelle mense scolastiche per motivazioni etiche, poiché questo diritto è previsto dalle Linee Guida del Ministero della salute sulla ristorazione scolastica del 2010, redatte peraltro con il contributo dell’Istituto nazionale per la ricerca e la nutrizione».

Cosa prevede il Ministero? «Le Linee Guida stabiliscono espressamente che le mense scolastiche devono assicurare anche “adeguate sostituzioni di alimenti correlate a ragioni etico-religiose o culturali”, precisando inoltre che tale diritto va assicurato a semplice richiesta dei genitori, senza necessità di alcuna certificazione medica. Il che non lascia spazio ad alcuna valutazione discrezionale da parte del Comune, come peraltro ribadito dalla giurisprudenza», conclude Ricciuti.

Sempre più pediatri e nutrizionisti incoraggiano la scelta vegan. «Le mamme non devono aver paura di chiedere menù privi di alimenti di origine animale per i loro figli e si devono sentire liberi di crescerli in linea con i propri princìpi etici; inoltre una dieta a base vegetale è sufficiente dal punto di vista nutrizionale e se ben bilanciata costituisce un ottimo strumento di prevenzione delle più comuni malattie». Lo afferma la dott.ssa Carla Tomasini, specialista in pediatria e puericultura con master internazionale di II livello in nutrizione e dietetica, lei stessa vegan da molti anni.

Anche il “Piano d’azione per la sostenibilità ambientale dei consumi nel settore della Pubblica Amministrazione” testualmente stabilisce che «sia al fine di tutela ambientale che della salute umana, si sottolinea l’importanza di promuovere il consumo di alimenti vegetali in alternativa a quello degli alimenti di origine animale».

I bambini vegan sono in netto aumento e in molti comuni italiani la richiesta di un menù alternativo da parte dei loro genitori viene accolta già da anni senza problemi, anche se spesso si verificano episodi simili di scarsa attenzione da parte delle istituzioni verso le richieste dei cittadini. Il mese scorso è stata anche presentata sull’argomento un’interrogazione parlamentare della deputata Beatrice Brignone, alla quale il Ministero ha risposto di essere a conoscenza della problematica e che avrebbe provveduto a sollecitare le Regioni al rispetto delle Linee Guida.

Da ultimo, il Ministero ha anche emanato una circolare, in cui rammenta che «alla luce dei profondi cambiamenti sociali e culturali e dei nuovi stili di vita delle famiglie, la necessità di impegnarsi in una politica di accettazione, di integrazione e coabitazione anche a tavola, nel rispetto dei diritti e delle libertà individuali e nel rispetto della potestà genitoriale istituita al fine di curare, a tutti i livelli, gli interessi dei minorenni. Tali valori, sposati all’atto dell’impegno preso, vanno maggiormente sostenuti e promossi nell’ambito delle singole realtà della ristorazione scolastica al fine di valorizzare e rispettare le diversità di pensiero, senza mai discriminarle».

La scuola è un luogo formativo dove avviene l’incontro di diverse culture e che dovrebbe quindi trasmettere i principi fondamentali di rispetto reciproco e accettazione, alla base delle regole di comune civiltà e di civile convivenza. In un contesto scolastico ogni scelta,  sia religiosa sia etica, non dovrebbe mai essere discriminata; per questo, rifiutare le esigenze dei genitori e bambini vegani è anche contrario ai valori stessi dell’istituzione scolastica e ha una valenza antipedagogica.

Aggiornamento: il rifiuto dell’amministrazione comunale di Senigallia ha raccolto notevole interesse su media e il sindaco Mangialardi in un incontro con i genitori ha dichiarato che da settembre le mense scolastiche saranno in gradi di offrire alternative vegan a semplice richiesta. La vicenda sembra quindi essersi chiusa favorevolmente.

 

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