Australia, attivisti chiusi in una camera a gas per maiali


Simone Montuschi
Presidente

Questa mattina l’associazione australiana Animal Liberation Victoria ha deciso di bloccare il lavoro di un impianto di macellazione di maiali a Laverton, incatenandosi direttamente sul tetto dell’edificio e dentro la “camera a gas” utilizzata per uccidere i maiali. Molti altri manifestanti erano all’esterno, con un presidio di solidarietà.

ALV

L’azione è stata messa in atto per lanciare su tutti i media nuove terribili immagini frutto di quasi due anni di lavoro, condotto anche all’interno dello stesso macello di Laverton.

Le telecamere nascoste di ALV hanno ripreso quello che viene definito il metodo più umano di stordimento degli animali, l’utilizzo di camere a gas che funzionano a biossido di carbonio. In realtà si tratta di un metodo che provoca enormi sofferenze. I gas ustionano gli occhi, la gola e tutto l’apparato respiratorio, provocando dolori irrefrenabili e uno stordimento che spesso arriva molto lentamente.

Guarda il video

Le immagini mostrano maiali forzati con pungoli elettrici dentro la camera a gas e poi i loro spasmi, le urla, i calci, i tentativi inutili di sfuggire alla morte. Questa è la fine per la maggior parte dei maiali australiani, anche quelli allevati in modo biologico. E non è affatto una bella fine, per quanto l’industria possa promuoverla come il metodo più umano di uccidere.

Oggi il presidente dell’associazione, incatenato dentro una di queste camere a gas, ha detto: «La compassione non è un crimine. Sfido chiunque abbia da ridire sull’ azione di oggi a guardare il video su PigTruth.com. Le prove sono innegabili, i macelli sono crudeli, non etici e non necessari. È ora di fermare questo massacro insensato».

L’azione è durata alcune ore e poi gli attivisti sono stati rimossi dalla polizia. Molti media australiani e non solo hanno diffuso il video dell’investigazione.

Ancora una volta sono state le telecamere di attivisti a mostrare ciò che si nasconde in questi luoghi. E ancora una volta la realtà è completamente diversa da quanto proclamato da chi gestisce il business di allevamento e uccisione di animali. Perché per quanto si possa parlare di benessere, gli animali semplicemente non vogliono morire.