Svolta in Norvegia: di fatto abolita la caccia alle foche


Simone Montuschi
Presidente

La Norvegia dice addio alla caccia alle foche

La svolta storica non è una di tipo etico ma è dovuta al venir meno dei sussidi statali, pari a 1,42 milioni di euro, che ogni anno lo stato norvegese concedeva ai pescatori per preservare questa tradizione. Incalzato dalla comunità internazionale e dalle proteste delle associazioni animaliste e ambientaliste, anche l’ultimo paese europeo ha dunque deciso di mollare il sostegno a questa pratica brutale, non vietandola espressamente ma di fatto condannandola all’estinzione.

Pur facendo geograficamente parte del continente europeo, la Norvegia non è membro dell’UE e aveva quindi potuto continuare indisturbata in questa mattanza anche dopo che nel 2010 il Parlamento Europeo aveva messo al bando i prodotti derivanti dalle foche. Tuttavia, la perdita del principale mercato di esportazione aveva già assestato un duro colpo al sistema, che negli ultimi anni si reggeva proprio sui sussidi, pari a circa 130 euro per foca uccisa e in grado di garantire addirittura l’80% degli introiti dei pescatori.

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Dopo che lo scorso dicembre il Parlamento norvegese ha deciso di abolire questi sussidi, è diventato proibitivo tenere in mare le navi, tanto che quest’anno una sola nave è partita dal porto di Tromsø a caccia di foche, per quella che è stata definita l’ultima battuta di caccia in Norvegia.

Il capitano, in mare da oltre 40 anni a caccia di foche, ha dichiarato di essere partito anche quest’anno mosso dallo spirito di voler conservare la tradizione ma che senza i sussidi statali questa attività — che un tempo impiegava fino a 40 navi — non è più profittevole e anche per lui non c’è quindi più alcun motivo di portarla avanti.

Anche in Canada la caccia alle foche è in forte crisi a causa della tenace opposizione delle associazioni animaliste e ambientaliste e del crollo del mercato, tenuto conto che la vendita di pelli di foca è vietata anche negli USA e i produttori che le acquistano sono sempre meno, anche per via delle campagne di sensibilizzazione, che fanno leva sulla violenza e crudeltà di questo tipo di caccia.

Ad essere uccisi sono soprattutto i cuccioli e in Canada, per giunta, si adopera ancora il metodo tradizionale, molto cruento: le foche sono uccise a colpi di bastone, per non rovinarne la candida pelle.

Per tutti questi motivi, negli ultimi anni il numero di foche uccise nella caccia commerciale è sensibilmente calato e il settore sembra sempre più precipitare in una spirale di crisi irreversibile. In Europa purtroppo è ancora consentita la vendita delle pelli ottenute con la caccia tradizionale di sussistenza da parte delle popolazioni autoctone (gli Inuit in Canada e Groenlandia) ma si tratta per fortuna di un’ipotesi del tutto marginale: con i due principali mercati mondiali preclusi, la decisione norvegese conferma che la caccia alle foche si sta inesorabilmente avviando verso il tramonto.