L’allevamento degli orrori di Vergato e il futuro dei reati contro gli animali


Simone Montuschi
President

L’ALLEVAMENTO DEGLI ORRORI DI VERGATO (BO) E IL FUTURO DEI REATI CONTRO GLI ANIMALI

È dei giorni scorsi la notizia dell’allevamento di cani di Vergato (BO)pluridecorato e che ha ricevuto molti premi internazionalidove si uccidevano cuccioli in salute, soltanto perché non rispondenti ai requisiti richiesti dalla razza e quindi senza mercato. Le prove raccolte dalla Forestale sono schiaccianti: fosse comuni nei campi, grandi quantità di Tanax, farmaco usato per le soppressioni, e una vera e propria lista dei cani abbattuti. Un quadro desolante di umana bassezza che tuttavia non stupisce, poiché anche l’allevamento di animali da compagnia mira alla produzione di profitto e in ciò soggiace alla stessa logica di ogni altra tipologia di allevamento.

La Procura ha aperto un’inchiesta e all’allevatore verrà contestato il reato di uccisione di animali (art. 544-bis del codice penale), che prevede fino a 18 mesi di carcere e una multa fino a 15.000 euro. Lo stesso allevatore ha affidato a Facebook la dichiarazione che intende cessare la sua attività, offrendo di cedere a pagamento ad altri allevamenti i cani utili per la riproduzione e di voler “regalare” invece quelli senza pedigree. Ci auspichiamo che la Procura della Repubblica di Bologna disponga il sequestro dei cani, affidandoli alle associazioni animaliste che ne hanno fatto richiesta ed impedendone la vendita o l’affidamento incontrollato da parte dell’allevatore.

Tutto ciò accade mentre il Governo si appresta a varare un decreto legislativo che mira ad alleggerire il carico delle Procure e dei Tribunali, consentendo di archiviare i procedimenti per reati puniti con un massimo di cinque anni di reclusione, in caso di “particolare tenuità del fatto”, che si trasformerebbero in un processo civile per risarcimento del danno. Tra questi reati, vi sono anche quelli contro gli animali e in particolare l’uccisione e il maltrattamento, che sono stati utilizzati in processi come quello ai vertici di Green Hill in corso a Brescia, nei confronti dei cacciatori per l’uso di richiami vivi fuori dai limiti consentiti dalla legge, contro i circensi per gli animali maltrattati nei circhi, contro gli allevatori per le “mucche a terra” e in tanti altri casi.

Si tratta di norme introdotte nel 2004 e che oggi rischiano di perdere gran parte della loro importanza, mentre invece i tanti casi eclatanti emersi in questi dieci anni di applicazione dovrebbero essere da stimolo per l’apertura di un serio dibattito sulla congruità delle sanzioni, che si sono dimostrate inadeguate a punire i colpevoli e prevenire il ripetersi di casi analoghi.

Secondo quanto dichiarato dal Ministro Orlando le nuove norme servirebbero a evitare che arrivino in Cassazione processi con semplice condanna al pagamento di multe, ma ha aggiunto anche che la persona offesa si può opporre all’archiviazione. Dai dati incompleti che apprendiamo dalla stampa, pare che per archiviare i giudici dovrebbero valutare la tenuità dell’offesa e la non abitualità del comportamento. Il primo requisito andrebbe visto alla luce delle modalità della condotta e dall’esiguità del danno o del pericolo.

Questi dati tuttavia non ci rassicurano. Spesso i delitti contro gli animali sono commessi da persone comuni e non da delinquenti abituali e l’esiguità del danno non è un criterio oggettivamente valutabile quando in gioco c’è la vita di un animale.

Il rischio è che queste norme diano nuova linfa a illegalità un tempo diffuse che erano state represse, come l’uso di richiami vivi fuori dai limiti previsti dalla legge, i collari elettrici e i tanti casi di maltrattamento meno gravi ma che comunque determinano la sorte di un animale. Ma che soprattutto per i comportamenti commessi all’interno del ciclo produttivo (ad es. negli allevamenti o durante il trasporto) vengano di fatto depenalizzati e sostituiti da semplici multe, cosa che, per prendere un esempio eclatante, non avrebbe probabilmente mai portato alla chiusura e al sequestro di Green Hill.

Aggiornamento: una nota del Ministero della Giustizia  ha precisato che lo schema di legge delegata che il Governo sta approntando non include i reati contro gli animali. Questo poiché i casi in cui un processo penale si potrebbe trasformare in processo civile per il risarcimento del danno sono solo quelli in cui la vittima ha facoltà di opporsi all’archiviazione del procedimento proposta dal pubblico ministero. Cosa che chiaramente non è possibile per questi reati.

Bisognerà attendere di leggere il testo finale che verrà approvato dal Governo per essere certi che questi propositi siano rispettati. Ad ogni modo, questo chiarimento è per noi motivo di grande sollievo, anche perché sintomatica della accresciuta attenzione con cui la politica si è dimostrata capace di rispondere alle richieste provenienti dalle associazioni animaliste. A maggior ragione, torniamo oggi a chiedere a gran voce un’elevazione delle pene per i reati a danno degli animali, che renda queste condotte più gravi ed eviti — come spesso accade — che gli autori di comportamenti efferati a danno di individui non umani possano liberarsi pagando una semplice multa.