Pellicce: crollo dei prezzi alle aste delle pelli


Simone Montuschi
Presidente

PELLICCE: CROLLO DEI PREZZI ALLE ASTE DELLE PELLI

Il mercato delle pelli per pellicce sta avendo un crollo mai visto negli ultimi 30 anni. I dati delle ultime aste mondiali lo dimostrano con certezza e alcuni esperti del settore non prevedono alcuna risalita in tempi brevi. Gli effetti potrebbero essere devastanti per tantissimi allevatori, ottimi per gli animali.

L’asta delle pelli di Toronto tenutasi a fine maggio, una delle quattro più importanti del mondo, ha visto un calo dei prezzi del 70% rispetto all’anno precedente. Simili risultati ad altre aste come quella di Copenhagen, con risultati ben poco migliori. Il crollo dei prezzi è stato paragonato a quello della fine anni ’80, ma mai era stato così netto e rapido.

In effetti vendere alcune specie è stata una sfida, a qualunque prezzo, e molte delle pelli spedite alle ultime aste sono rimaste invendute. Non c’è dubbio adesso: la bolla di sapone delle pellicce è scoppiata”. Così scrive Serge Lariviére, analizzando dall’interno l’andamento delle aste per la rivista Trapper & Predator Caller. QUALI MOTIVI PER QUESTA CRISI? Il mercato delle pellicce negli ultimi anni è cresciuto solo in Russia e Cina e pochi altri paesi emergenti. In Europa e Stati Uniti vengono prodotte le pelli di qualità migliore, ma anche grazie alle attività di informazione e ad una crescente sensibilità il mercato in cui vengono vendute è soprattutto asiatico. Prova ne è che ad ogni asta o fiera occidentale più della metà degli acquirenti e visitatori siano russi e asiatici. Grazie a questi emergenti mercati gli ultimi anni hanno visto una crescita enorme nella produzione di pelli. Anche i prezzi erano saliti. Tutto faceva credere ad un mercato magico, capace di sfidare la crisi finanziaria. E così moltissimi nuovi allevamenti sono stati aperti, i cacciatori hanno intrappolato un maggior numero di animali. E alle aste è giunta una quantità di pelli sempre più alta, arrivata quasi fino a 90 milioni l’anno. Una quantità eccessiva, che il mercato non poteva più reggere. E così complice un inverno più caldo in Russia e Cina, ma soprattutto un calo del potere di acquisto della classe media cinese e un aumento dei prezzi delle pellicce (dovuto ai prezzi record delle pelli nel 2013) che ne ha scoraggiato gli acquisti, si è assistito ad un crollo di vendite e a un collegato crollo dei prezzi. Per la prima volta da tempo le aste si stanno concludendo con molte rimanenze e tanti allevatori non sono riusciti nemmeno a ripagarsi l’anno di lavoro. “Molti dei grossisti su grande scala che vengono alle aste per comprare le pelli per produttori e venditori in Cina hanno partecipato solo per abitudine o con pochi ordini di piccolo grado, alcuni anche dichiarando che i loro soliti clienti hanno finito i soldi”, scrive sempre Serge Lariviére La produzione del 2014 è stata tra i 75 e gli 80 milioni di pelli. Nel 2013 era stata tra 62 e 63 milioni. Questi 15 milioni di pelli in più sono arrivate grazie a chi come l’Aiav in Italia spinge ad aprire nuovi allevamenti per un mercato che a loro dire non conosceva crisi e in cui “si vende sempre tutto”, come ripete sempre Giovanni Boccù dell’allevamento Mi-Fo a Capralba (CR). QUALI GLI EFFETTI?Con i prezzi più bassi, i produttori più piccoli lasceranno il mercatoannunciava già a febbraio Knud Vest, allevatore danese e tra i direttori della European Fur Breeders Association. E il calo in quel periodo era stato solo del 40%. “Significa che gli allevatori a malapena hanno coperto i costi di produzione” o che “Non ci saranno soldi per pagare gli interessi sul prestito o il pane e il burro per gli allevatori“, dicono analisti in Danimarca, il paese con la più grande produzione mondiale di pelli di visone.

La crisi che si prospetta è simile a quella che tra il 1989 e il 1996 aveva fatto chiudere quasi la metà degli allevamenti in Europa e Stati Uniti

In Canada a causa di questa crisi di mercato nel 2014 gli allevatori non sono riusciti a pagare i mutui e hanno ottenuto dal Governo una dilazione speciale mettendo a pegno le pelli che produrranno il prossimo inverno. In Cina potrebbe invece crearsi un enorme cratere economico per i grandi grossiti e produttori, che hanno tantissime rimanenze acquistate a più del doppio del prezzo attuale delle pelli. Una concorrenza di chi oggi può vendere a meno della metà porterebbe al fallimento dei più grandi pellicciai del paese, quelli che acquistano e vendono centinaia di migliaia di pelli ogni anno. E anche alla chiusura di moltissimi allevamenti locali. Per ora sono solamente speculazioni finanziarie, ma a dire di tutti il mercato da favola delle pellicce in Cina è finito.

Questo porterà effetti importanti anche in Europa, dove vedremo probabilmente un calo degli allevamenti e un crollo di produzione. Risultati che gli animali prigionieri negli allevamenti attendono con ansia!

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