Una spettacolare azione al Quirinale per la campagna Visoni Liberi


Simone Montuschi
Presidente

Una spettacolare azione al Quirinale per la campagna Visoni Liberi

La mattina del 31 marzo abbiamo provato un’impresa ardita: mettere in scena una spettacolare azione di disobbedienza civile di fronte al Palazzo del Quirinale, a Roma, con lo scopo di chiedere l’abolizione degli allevamenti di animali da pelliccia.

Ci siamo preparati a lungo per questa azione, con l’idea di coinvolgere i media nazionali, catturare l’attenzione delle persone e fare in modo che la politica non potesse ignorarla. L’unico mezzo per non far restare nel cassetto la legge che può chiudere gli allevamenti di visoni, contro i quali stiamo lottando da molto tempo con la campagna VISONI LIBERI.

Abbiamo così raggiunto questa piazza estremamente protetta e proibita ad ogni manifestazione con dei tripod. Si tratta di enormi treppiede, nel nostro caso alti 4 metri, utilizzati nei movimenti ecologisti e animalisti internazionali e mai prima d’ora in Italia. Abbiamo rapidamente alzato i tripod a qualche metro di distanza tra loro, due attiviste vi sono salite in un attimo e stavano per aprire un grande striscione, creando così una protesta visibile e di enorme impatto.

Una protesta pacifica ma determinata, che avrebbe mostrato a tutto il mondo il nostro messaggio ABOLIRE GLI ALLEVAMENTI! STOP PELLICCE #IOSTOCONIVISONI

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Non avevamo però fatto i conti con l’utilizzo della forza nel fermare l’azione anche a costo di mettere a repentaglio l’incolumità delle nostre due attiviste. I nostri piani prevedevano che prima di ribaltare una struttura alta 4 metri e far cadere delle persone sarebbe passato del tempo, sarebbero forse arrivati i vigili del fuoco, si sarebbe messa in sicurezza la situazione, come viene fatto di solito in altri paesi. In quel modo avremmo avuto modo di pubblicare e diffondere la notizia, raggiungere i media con le immagini, fare un video, inviare comunicazioni a tutti i politici delle Commissioni di Senato e Camera che ancora rimandano la discussione della legge in questione, coinvolgere le persone da casa con proteste mail e sui social network. Ma tutto questo non è potuto accadere perché le forze dell’ordine non si sono fatte scrupoli a muovere le basi dei tripod, piegarli e strattonare per i piedi le due ragazze che erano a 3 metri di altezza dal suolo. Senza voler esagerare in una tale situazione concitata e gestita in malo modo qualcuno poteva farsi male, non solo le due ragazze, ma anche qualcuno che stava sotto. E così la nostra spettacolare azione è sfumata. O quasi. In fondo ci eravamo praticamente riusciti e abbiamo violato quella zona rossa per portare un chiaro messaggio alle istituzioni, la determinazione nel chiedere un rapido cambiamento per i visoni destinati a diventare pellicce. La giornata si è poi conclusa come immaginavamo, nella Questura di Roma. Anche qui qualcosa però non lo avevamo previsto, la spaventosa lentezza burocratica di questi luoghi. Per far firmare un foglio a 12 persone ci sono volute 7 ore di attesa! In queste lunghe ore ci si è riposati, annoiati, divertiti, lamentati, ma soprattutto rammaricati per non essere riusciti in quella che sarebbe stata la più spettacolare azione della nostra associazione, che avrebbe forse davvero potuto muovere qualcosa e avvicinare il giorno in cui in Italia non ci saranno più visoni e cincillà uccisi nelle camere a gas.

Ma più di ogni altra cosa abbiamo chiuso la giornata con una promessa: questa battaglia non finisce qui! Siamo determinati più che mai a chiudere questi allevamenti, ma per riuscirci abbiamo anche bisogno del vostro contributo, di azione e di sostegno.

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