Dagli allevamenti intensivi allo spreco alimentare


Simone Montuschi
Presidente di Essere Aniamali

Dagli allevamenti intensivi allo spreco alimentare

Oggi 5 febbraio è indetta la prima Giornata nazionale contro lo spreco alimentare. A Roma si terrà una tavola rotonda a cui parteciperanno istituzioni, aziende del settore alimentare, associazioni di categoria e ONG. Il Ministero dell’Ambiente ha inoltre creato il PIMPAS “Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare” un provvedimento che dovrebbe contrastare il problema del cibo fruibile che finisce ogni giorno nella spazzatura.

Quello dello spreco alimentare è un argomento di cui si parla poco. Dal report condotto e pubblicato dal Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari dell’Università di Bologna si evince che “nel 2013 ogni famiglia italiana ha buttato in media circa 200 grammi di cibo la settimana e il risparmio complessivo, se ciò non avvenisse, ammonterebbe dunque a circa 8,7 miliardi di euro“, se poi oltre a questo contiamo i periodi di festa il fenomeno raggiunge l’apice: ogni famiglia italiana spreca almeno 50 euro durante le festività, per un totale di 1,32 miliardi.

Tutto ciò significa grande sperpero di materie prime, risorse idriche ed energia utilizzata per la produzione-commercializzazione delle stesse. E’ il simbolo delll’opulenza consumistica in cui viviamo, che ci rende spesso insensibili all’impatto delle nostre azioni e delle nostre scelte. Molto di questo cibo sprecato e gettato nella pattumiera sono infatti prodotti per cui degli animali sono stati uccisi o tenuti in gabbia, la cui sofferenza diventa ancor più vergognosa se ci soffermiamo a riflettere.

L’urgenza di porre un limite agli sprechi è una necessità che oggi non è possibile evitare. Per questo è importante non solo provvedere al recupero del cibo che ogni giorno viene buttato, oggetto delle discussioni alla tavola rotonda di oggi, ma anche e soprattutto prevenirne le cause, argomento che in certi ambiti non viene ovviamente mai discusso.

Infatti discutere di spreco di risorse e cibo dovrebbe più che altro significare discutere del modello alimentare e di produzione dei paesi più ricchi e industrializzati. Significa quindi per noi porre l’accento anche su un modello basato fortemente sui prodotti animali e notare come la prigionia e la morte degli animali sia collegata ad altri problemi che la società non può più ignorare.

I dati pubblicati dal NEIC, un comitato scientifico interdisciplinare istituito con lo scopo di indagare l’impatto di tutte le fasi e metodi di produzione e consumo del cibo, per quanto riguarda la salute, l’ambiente, la società e l’economia, parlano chiaro:

•    Le produzioni animali rappresentano il più grande quanto insostenibile sperpero di risorse idriche mondiali, attualmente questo rimane uno dei grandi temi che il pianeta deve affrontare. L’acqua utilizzata per l’abbeveraggio degli animali, per la coltivazione del grano e delle altre colture che serviranno a nutrirli, quella impiegata per la pulizia delle infrastrutture che li detengono (capannoni, allevamenti, sale mungitura, macelli), non è solo acqua prelevata nei paesi occidentali nei quali il prodotto finito è utilizzato, ma è sopratutto acqua sottratta ai paesi più poveri dove il problema idrico è ben più grave del nostro.

•    Le produzioni animali rappresentano un grande spreco di produzione di cibo vegetale. Per ogni kg di carne “ricavata” dagli animali, occorrono 15 kg di vegetali appositamente coltivati per nutrire lo stesso animale. Spostando tale transizione dai kg alle proteine ricavate, osserviamo che per produrre un solo kg di proteine animali utilizzabili occorrono 16 kg di proteine vegetali.

•    Le produzioni animali provocano un enorme problema ecologico. L’88% dell’abbattimento della foresta amazzonica è stata destinata al pascolo del bestiame allevato. In soli 10 anni il Brasile ha perso zone boschive pari a due volte l’area del Portogallo. La metà delle foreste pluviali dell’America Centrale e meridionale sono state abbattute per l’allevamento. Negli ultimi 30 anni il pascolo dei bovini ha costituito un degrado forestale mondiale favorito dai governi e dai sussidi della Banca Mondiale per rendere possibile la produzione di carne di manzo a buon mercato esportabile in tutto il nord America ed in Europa.

•    Le produzioni animali provocano la desertificazione. Nelle zone semi-aride come l’Africa , lo sfruttamento del terreno per l’allevamento estensivo comportano desertificazione. Le Nazioni Unite stimano che il 70 % dei terreni attualmente utilizzata per pascoli diventerà presto deserto. Fonti Fao indicano che i 2/3 delle terre fertili del pianeta sono impiegate per la coltivazione di cereali e legumi per gli animali. Il 90% della produzione mondiale di soia e la metà della produzione di cereali sono destinati agli animali.

•    Le produzioni animali, in termini di spreco di energia fossile, sono molto maggiori delle produzioni vegetali. Occorrono 2.2 calorie di combustibile fossile per produrre 1 caloria di proteine provenienti dal grano. Per produrre 1 caloria di carne servono invece in media 25 calorie di combustibile fossile.

•    Le produzioni animali determinano un aumento esponenziale dei prodotti chimici (fertilizzanti, erbicidi, pesticidi) utilizzati in agricoltura. Questi prodotti sono responsabili dell’inquinamento del suolo, dell’acqua e del cibo stesso. Negli USA l’80% di questi prodotti sono impiegati nei terreni agricoli per la produzione vegetale destinata al consumo animale. Il massiccio utilizzo di questi prodotti è il maggior responsabile della moria degli insetti impollinatori oltre che dei piccoli mammiferi terrestri che vivono nelle grandi pianure americane.

•    Le produzioni animali producono annualmente centinaia di milioni di deiezioni. Tali deiezioni sono fonte di enorme inquinamento dell’acqua. E’ stato documentato che 7000 miglia quadrate nel golfo del Messico sono state altamente inquinate dallo spargimento di deiezioni di allevamenti circostanti provocando il deperimento di un intero ecosistema costiero.

•    Le produzioni animali rappresentano un grave danno per quanto riguarda il buco dell’ozono. La FAO in una relazione presentata il 29 novembre 2006 diffonde i seguenti dati: il 9% del principale gas serra, il biossido di carbonio, è prodotto dal bestiame allevato. Inoltre gli animali producono il 35-40% delle emissioni di metano e il 65% delle emissioni di azoto (sostanza 300 volte più dannosa del CO2 per il riscaldamento globale). Le emissioni di gas serra causate dal settore zootecnico sono pari al 18% del totale, percentuali simili a quelle prodotte dall’industria e maggiori a quelle prodotte dall’intero settore dei trasporti.

Il Pianeta in tutta probabilità sarebbe in grado di produrre cibo a sufficienza per tutti i suoi abitanti se non dovesse nutrire gli animali allevati per la produzione di carne.
Ogni giorno nel mondo muoiono per fame circa 24.000 persone, tutto ciò non è dovuto ad una insufficiente produzione di cibo ma all’iniqua distribuzione e allo spreco delle risorse alimentari disponibili. Tutto ciò è reso possibile a causa dello stile di vita consumistico e dei modelli alimentari e produttivi occidentali, dove tra le altre cose il consumo dei cibi animali è diventato abitudine radicata nello stile di vita delle persone.

Quanto deve essere distruttiva una preferenza culinaria prima di deciderci a mangiar qualcosa d’altro?  Jonathan Safran Foer

____________________________________________________________________

Fonte:
NEIC
Sai cosa mangi.info
Consumo consapevole