Delfinario di Rimini, primo sequestro di animali in Europa


Simone Montuschi
Presidente di Essere Aniamali

Il 13 settembre 2013 dopo 50 anni di attività lo storico delfinario situato nel lungomare di Rimini ha subito il sequestro da parte del Corpo Forestale dello Stato – Servizio Centrale CITES – dei quattro delfini detenuti in queste piscine di proprietà della famiglia Fornari.

Tra le irregolarità riscontrate: [1]

• assenza di riparo dal sole e dalla vista del pubblico
• carenza di un adeguato sistema di raffreddamento e di pulizia dell’acqua
• vasche di contenimento irregolari non adatte a consentire un adeguato movimento dei tursiopi e a garantirne la salute fisica e psichica, che costringevano gli animali a vivere in maniera coatta nel gruppo sociale dove erano forzatamente inseriti
• trattamenti medici veterinari inadeguati e assenza di vasche predisposte a tal fine
• assenza di vasche adibite a ospitare le femmine durante il periodo di gravidanza e allattamento
• uso sistematico di farmaci, tranquillanti, sedativi per reprimere comportamenti aggressivi

Queste violazioni sono state rilevate durante l’intervento all’interno della struttura a fine luglio effettuato da una task force interministeriale composta da funzionari e medici del Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare e della Salute assieme a vari esperti di mammiferi marini, che contestò al delfinario le diverse irregolarità per sanzioni amministrative di 18.000 euro.

I quattro delfini prigionieri nella capitale adriatica del divertimento sono stati successivamente trasferiti nell’acquario di Genova. Marco Affronte, naturalista e divulgatore scientifico, ha preso parte come consulente della struttura alle operazioni di trasferimento con il preciso compito di controllare che le fasi di cattura e di trasporto degli animali avvenissero con la massima cura e professionalità. Alcuni giorni dopo ha scritto un articolo a commento della situazione del delfinario di Rimini e più in generale sulla cattività subita da questi animali che non lascia spazio a dubbi. [2]

Ieri, 30 settembre 2013, nonostante il ricorso dei legali della famiglia Fornari arriva la notizia del rifiuto da parte del Tribunale del Riesame di Rimini al dissequestro della proprietà. I delfini restano a Genova, la struttura rimane chiusa. L’improvvisa attenzione delle Istituzioni per un delfinario che ampiamente non rispettava la legislazione vigente da parecchi anni è dovuta senza dubbio anche alla campagna SOS Delfini portata avanti in Italia dalle associazioni Lav e Marevivo. [3]

Se è vero che i delfini ora sono comunque rinchiusi in un’altra struttura la cui unica differenza da quella riminese consiste nel rispettare i parametri imposti dalla legge, non dobbiamo però dimenticarci che non vi è per ora purtroppo una valida alternativa a questi trasferimenti poiché animali da tanti anni costretti ad una cattività così opprimente non sopravvivono ad un rilascio in mare. Il sequestro di Rimini a nostro avviso non può che essere considerato un episiodio molto positivo, sintomo di una maggiore diffusione di una sensibilità verso gli animali che insinua un’idea di possibile cambiamento anche vista l’eccezionalità dell’evento, primo caso di sequestro di delfini in Europa. Forse un primo passo verso altri cambiamenti, come quelli avviati recentemente in un’altra nazione, l’India, in cui i delfinari sono stati aboliti così come in Cile, Costa Rica e Ungheria, che parlando al mondo intero sul perchè di questo gesto ha utilizzato per i delfini il termine di ‘persone non umane’. [4]

Note:

1] Corpo Forestale dello Stato, Delfinario di Rimini, sequestrati quattro delfini per maltrattamento

2] Marco Affronte, Delfinario, Affronte: è tempo di rilanciare un nuovo progetto culturale, La Piazza della Provincia

3] SOS Delfini

4] Corriere della Sera, India: i delfini sono «persone non-umane»
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