A Cesenatico il comune spara sulle nutrie


Simone Montuschi
President

nutriaOggi il parco pubblico di Levante in Cesenatico è stato chiuso al pubblico per operazioni che prevedono cattura e abbattimento di esemplari di Myocastor coypus più comunemente definita in gergo come Nutria (castorino). A sostenere tale provvedimento è l’associazione ambientalista WWF che con una breve dichiarazione sui danni che tale specie potrebbe procurare alla biodiverità appoggia, con benedizione, la strategia del comune. Il presidente WWF Cesena, Ivano Togni, concludendo un suo discorso dichiara: “gli equilibri ecologici che si sono realizzati in milioni di anni non possono essere stravolti in qualche decennio!”

Dunque la colpa del castorino (in Italia introdotto allevato e trucidato intensivamente per farci pelliccie) sarebbe quella di riprodursi eccessivamente, mangiare tutte le foglie delle ninfee, canneti d’acqua e altro tipo di vegetazione galleggiante. Si dice potrebbe portare malattie, danneggiare la vita di altri piccoli animali terrestri e uccelli, si dice potrebbe distruggere interi argini in quanto solita a scavare tane nel terreno. Dunque il sig. Togni si è assunto il dovere di difendere (con il fucile) gli ecosistemi locali, quelli che “in milioni di anni non possono essere stravolti in qualche decennio!”. Assersione quantomeno discutibile da parte di chi appartiene all’unica specie animale che ha realmente stravolto e distrutto il corso evolutivo di milioni di anni di ecosistemi.
A parte questo piccolo appunto che allo stato attuale dei fatti potrebbe apparire irrilevante teniamo ad informare chi legge che disapproviamo la presa di posizione dell’associazione ambientalista WWF ed il comune di Cesena per diversi motivi qui di seguito riportati non in termini di importanza.

> 1 E’ vero che le nutrie si cibano di piante acquatiche e vegetazione di riva ma non è però assolutamente dimostrato che il loro sostentamento conduca ad un impatto ambientale distruttivo, irreversibile o particolarmente grave da destabilizzare la flora acquatica.

> 2 E’ vero che è solita scavare piccoli tunnel e tane (spesso però ne utilizza di già esistenti, costruiti da altri individui oppure da altri animali) ma in quei rari casi in cui è stato riscontrato danneggiamento agli argini la responsabilità è dovuta all’opera dell’uomo che continua a rimuovere la vegetazione arbustiva che normalmente viene a svilupparsi nei corsi dei fiumi. Se questa non fosse insensatamente e continuamente rimossa non ci sarebbe il pericolo di frane e smottamenti.

> 3 Non è vera l’accusa di specie portatrice di malattie, esistono infatti studi scientifici effettuati su campioni di carcasse ritrovate che hanno evidenziato una limitata positività a forme di Leptospira, nella norma con tutta la fauna autoctona locale. (Wildlife Disease Association, 1998; Scaravelli & Martignoni, 2000; IZP Brescia, 2000; Cocchi & Riga 2001).

> 4 Non è vero che questi animali non sono predati, i cuccioli in particolare possono essere preda di lupi, faine e altri mustelidi, volpi, rapaci diurni e notturni e anche da grossi uccelli trampolieri come le cicogne e gli aironi, pesci come lucci e siluri, gatti selvatici e cani randagi.

Sulla base di queste accuse (tutte smentite) la nutria viene costantemente indicata di essere specie antagonista quindi rovinosa della biodiveristà, è ritratta ingiustamente da alcune testate giornalistiche locali come fosse forma aliena e spesso nell’immaginario comune viene metabolizzata come un grosso topo-mostro. E’ quindi anche per questi motivi che l’italia da anni ha assoldato una guerra a questo piccolo-grande roditore dal cuore tenero e dal temperamento docile e sociale tanto che in america latina suo paese d’origine è normale considerarla specie d’affezione.

 

▸ GUARDA IL VIDEO (un Biologo gioca con la sua nutria d’affezzione)

La storia di questa inutile guerra ci insegna che i continui abbattimenti per tenere contenuti questi animali sono stati assolutamente vani e inefficaci quando poi si manifestano effetti contrari lo sterminio deve essere ciclico e sempre più drastico (è noto che l’abbattimento forzato violento e innaturale di specie come la nutria determina l’effetto contrario a causa di una repentina ripopolazione da parte degli esemplari sopravvissuti ed una conseguente occupazione del territorio da parte di esemplari di aree limitrofe con un matematico aumento demografico).

Basterebbere iniziare a riflettere su basi non antropocentriche, basterebbe assumere la prospettiva della vittima, si basterebbe questo per comprendere e trovare soluzioni per preservare la vita di ogni individuo. Ad esempio non tagliare la vegetazione sugli argini o dove non è possibile seppellire una rete mettallica nel terreno (protezione meccanica degli argini, piantumazione, ingegneria naturalistica), progetti di controllo in zone urbane e suburbane tramite sterilizzazione mirata ad alcuni individui riproduttori.

___________________________________________________________________________________________
Fonti:
Cesena Today
L.A.C. Lega Abolizione della Caccia

Notizie associate:
Siena momentaneo stop della caccia alla volpe in tana
Troppi animali selvatici abbattiamoli