Carnismo, libertà oppure anomalia?


Simone Montuschi
President

Un breve esame di come il diritto dell’umanità di pretendere dall’altro non sia legato a nessun bisogno vitale e di come il sistema – inteso come un capillare insieme di elementi, situazioni, relazioni tra il cittadino e l’ambiente esterno – influenzi, tramite l’economia, la scienza, la vita di tutti i giorni, gli esseri umani.
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Se fino a pochi anni fa non erano molti quelli che si chiedevano se fosse giusto o sbagliato mangiare gli animali, oggi è strettamente necessario rivalutare i concetti di scelta, di libertà e di diritto alla vita quando si parla di alimentazione. A favore del rispetto e della condivisione, tramite il solo uso della forchetta, centinaia di milioni di persone nel mondo comprovano che non è obbligatorio uccidere nessuno per consumare un semplice pasto consolidando in questo modo quella posizione etica che si oppone al commercio di tutti gli animali resi schiavi negli allevamenti di tutto il mondo.
Rifiutando di sfruttare questi individui si abbandona anche quella limitazione egocentrica ed egoista secondo la quale ogni essere vivente non umano debba divenire oggetto di un presunto benessere umano. Il predominio dell’uomo sugli animali ridotti a risorsa è solo una delle forme anomale, preoccupanti quanto minacciose che continua ad allontanare l’uomo dalla natura.

Dal momento in cui il sistema vigente sostiene l’attuale economia del mattatoio ed il libero mercato alimentare continua a dissotterrare tesori dall’infinito filone animale… qual’è il termine per definire una società di persone che uccide senza che ne abbia esigenza e senza  trovarsi in pericolo, ma lo fa ugualmente?
 

Molta gente viene profondamente turbata dall’ipotesi di poter rinunciare alla carne, avvertono tale presupposto come una vera e propria imboscata ad un loro ‘intimo’ potere decisionale, provano una forte privazione di libertà, di indipendenza, ma l’uomo, proprio per sua natura, non avendo la necessità di mangiare animali, non è libero di uccidere una mucca, come non è libero di uccidere un rinoceronte, quanto non è libero di uccidere un proprio simile.
 E’ quindi eticamente comprensibile che la libertà di uccidere animali per trasformarli in cibo è legata al concetto di necessità.  E’ pertanto evidente che l’uomo, non avendo assolutamente questa necessità, non ha la libertà di privare la vita di un altro essere vivente, per il quale ha invece la responsabilità (derivante proprio dall’intelligenza, intesa come capacità di trovare soluzioni), che insieme all’empatia fa idealmente dell’uomo l’animale altruista per eccellenza.
In fondo a pensarci nell’atto di uccidere non vi è nessuna libertà ma piuttosto una forma di vincolo. Di fatti alcuni animali, per natura d’essere e per una forma di costrizione fisiologica dovuta alla sopravvivenza, sono costretti ad uccidere altri animali, sono quindi vincolati e non liberi.
Ma se questo è vero è pure anche discutibile, basti pensare al panda, un allegro esempio che, posto fra i carnivori nella classificazione tassonomica, si ciba quasi esclusivamente di un vegetale, il bambù.

Chi, fra il macellaio e il vitello, viene privato della libertà?
Chi è che schiavizza e chi invece viene reso schiavo?
Chi è l’oppressore e chi la vittima?
 

Oggi le informazioni avvalorano l’atteggiamento vegan, i paradigmi che fondano l’educazione e la cultura tradizionale vengono fortemente messi in discussione.  Le notizie, i dati, le indicazioni, defluiscono in rete come fiumi in piena che continuano a portare acqua fresca ai grandi oceani stagni, un flusso culturale non più ignoto ma pubblico, divulgato e presente.
Non è pensabile dire non sapevo, non è più possibile tacere, non è possibile rintanarsi in parole come: -avete ragione ma tanto non conta nulla-, mai come ora è tempo di fare la cosa giusta.

 “Non più la conoscenza come dominio, ma come ascolto e dialogo con l’oceano della vita.”

Gino Ditadi

 

La causa primaria della sofferenza degli animali allevati per il cibo non sono le multinazionali alimentari ma è il supporto della gente comune, gente normale, che con il proprio stile di vita alimenta il supplizio di infinite anime condannate a morte nei mattatoi di tutto il mondo.
Riportando un concetto estrapolato da Ekopedia essa spiega come:
“a causa della violenza insita nel carnismo, il sistema utilizza una serie di meccanismi di difesa, sociali e psicologici, per distorcere la percezione delle persone e bloccare la loro consapevolezza ed empatia quando mangiano carne, permettendo a persone umane di partecipare a pratiche disumane senza rendersi conto di quello che stanno facendo. “
Ancora:
” Il carnismo esiste in culture dove mangiare carne è una scelta piuttosto che una necessità. In queste culture si tende a trovare una manciata di specie animali considerate commestibili, mentre le migliaia di altre specie sono ritenute disgustose; anche se le specie animali consumabili possono cambiare, la teoria rimane invariata. Nelle società carniste moderne, la scelta delle specie reputate commestibili non si basa sulla logica e su fattori economici, ma semplicemente sul condizionamento e l’abitudine.”

Gli essseri umani usufruiscono di una varietà di cibo che nessun altro abitante di questo pianeta dispone, godono di un elevato numero di squisitezze vegetali con le quali è possibile gustare sapori decisamente appetitosi, alimenti che potrebbero permettere la sazietà di ogni popolazione e potrebbero dispensare agli animali immense sofferenze. Onestamente non abbiamo alcun motivo per continuare a mangiare carne, latte, formaggi.
L’arte gastronomica vegan non ha nulla da invidiare alla cucina tradizionale e non si pensi nemmeno per un secondo che questo tipo di cucina basi i propri contenuti nell’insalata, nulla di più sbagliato, l’insalata è e rimane sempre un ottimo contorno. Potreste cucinare un piatto vegan diverso ogni giorno da oggi fino a tempo indeterminato.

Gli uomini stanno portando avanti ormai da tempo una anomalia comportamentale che inevitabilmente ha e avrà conseguenze su ogni cosa.
 

Oggi la sensibilità su temi animalisti dipenderà dal valore che abbiamo deciso di dare alla vita di ogni essere vivente. Ipotizzando comunque che nessuno è indifferente ad altri esseri viventi, perché l’empatia fa parte della natura umana (insieme al concetto di volontà di vivere e di diritto alla vita), vedremmo che un animale che uccide senza necessità un altro animale è semplicemente ingiusto, cruento, inutile, particolarmente dannoso, e notiamo con il solo uso della  nostra ragione che ciò non ha nulla a che vedere con il concetto di libertà.

La scelta alimentare termina quando ci rendiamo conto dell’immensa sofferenza che ogni giorno facciamo patire ad un numero infinito di animali.
 Ma allora perchè si continua a mangiare gli animali?
 

Spesso per cultura/tradizione, intese come ideazione di un insieme di esperienze collettive adottate da una determinata società, un insieme di codici comportamentali, di usanze e credenze popolari trasmesse nel tempo. Influenze religiose, storiche, civilizzazione, espansione industriale, degrado universale…
Se nel passato ognuno di questi coefficenti delineavano l’ultraterrenità umana governandola verso un preoccupante e progressivo distacco nei confronti del naturale, da qualche decennio ad oggi si è dato avvio, ed a pieno regime, a quell’espansione globale che occulta ogni realtà oggettiva.  Se un tempo ai bambini capitava di assistere al tradizionale coltello che affonda la gola del maiale e da tale esperienza si poteva capire, sentire, vedere, ora conosciamo questo animale unicamente sotto un determinato aspetto:  confezionato in pezzi di polistirolo oppure molto più raramente documentato nei ritratti degli attivisti propensi a rimuovere paraocchi e tappi da orecchie.

 “Una mostruosità del nostro secolo è stata la costituzione degli allevamenti intensivi e lo sviluppo di una complessa disciplina di tortura che si chiama zootecnia. Il lager zootecnico non solo ha RIMOSSO qualsiasi senso di responsabilità umana nei confronti degli animali domestici, ma ha fatto di più: ha volutamente ignorato le loro caratteristiche di esseri senzienti. Questa attività è letteralmente un crimine legalizzato.”

Roberto Marchesini

 

Ciò che amministra molte delle nostre scelte quotidiane non sono tanto le vicende politiche o le leggi, ma piuttosto il condizionamento di una società fondata esclusivamente su valore di mercato, contaminata da informazioni, messaggi pubblicitari in ogni dove, avvisi promozionali che l’industria gestisce con tutto comodo. Nulla di più facile per chi detiene questo potere è mostrare in tv un pollo felice che scorazza nei prati verdi e associarlo ad un concetto di salute-benessere.
 Le persone oramai da troppi anni scelgono i loro alimenti sulla base di indicazioni che il mercato impone, vere e proprie operazioni commerciali. Infiniti ripiani, mensole, scansie, rigogliose corsie di supermercati sono la massima espressione che il cibo prima di essere considerato tale è consacrato allo status di merce. Il flusso economico-alimentare è una fonte inesauribile di denaro.
Perfino l’educazione e la scienza nutrizionale vengono condizionate da queste dinamiche.

La vivanda per il sistema capitalistico, come per ogni altra cosa, è ricchezza per sè e non ancora per l’uomo.
 

Chi gestisce il mercato gestisce le grandi masse di consumatori, la Cina è un perfetto esempio di questo processo. La rivoluzione economica orientale coincide anche con i suoi enormi cambiamenti collettivi di abitudini e stili di vita. Un popolo da sempre predisposto ad una dieta prevalentemente vegetale sta avvicinandosi minacciosamente a canoni occidentali. Un disastro da tutti i punti di vista, un disastro gestito dal mercato.

Ma se l’orientamento di questo tipo di economia volge la sua attenzione ai grandi numeri, ogni singola persona che si informa ha la possibilità di scegliere di non mangiare gli animali. 
Alimentare la sofferenza di miliardi di animali è quella dinamica di massa che non ha nulla a che vedere con la razionalità individuale di ognuno di noi.
 Le persone non sono massa, non è pensabile che un singolo individuo adotti come tipico esempio un messaggio mediatico destinato alle folle. Persone e animali sono specifiche peculiarità nessuno deve desistere questo principio.

La folla entra in supermercati e compra tendini e muscoli di un animale, alla folla non interessa se quel brandello di carne è stato fatto nascere dentro quattro mura di cemento, non interessa se è stato strappato alla madre mentre piangeva e nemmeno se è stato alimentato forzatamente. Al pensiero societario non interessa se qualcuno è stato privato della luce naturale, non interessa se è costretto a calpestare le feci dei suoi simili perchè imprigionato in spazi ridotti. Le logiche di massa non possiedono giudizio, non possiedono cuore, non possiedono anima, a questo sistema non importa se gli animali respirano aria fetida, irrespirabile, non importa se non potranno mai calpestare un filo d’erba, non importa del concetto di libertà, di gioco, di contentezza, emozione che ogni essere vivente dovrebbe provare.
Quando ragioniamo con una dinamica di massa è molto facile giustificare tutto questo, è facile acquistare una fettina o un litro di latte e porli nel carrello della spesa, ma non è altrettanto facile comprendere l’ingiustizia e l’enorme sofferenza che esiste dietro un tale gesto. 
L’onda mediatica e la sua rappresentazione culturale è una ressa di voci che nulla a che fare con il giudizio e l’intenzione personale. La dinamica di massa serve sempre un sistema, un potere che gestisce la gente con il solo intento di autoalimentarsi.

Eppure molte cose accadono per pure dinamiche di insieme, quasi come esistesse una marea che spinge un popolo all’unisono, dove pare che il singolo non possa fare altro che seguire il resto, un flusso inarrestabile che conduce e non vuole essere condotto, che vuole farci credere che la direzione sia quella e quella giusta, che vuole farci credere che ingerire muscoli e frattaglie di animali sia salutare, naturale, necessario.
 



Noi non siamo agglomerati di pensieri, siamo singoli pensatori ed in quanto tali possiamo informarci, possiamo capire che non abbiamo bisogno di tutto questo per vivere, possiamo decidere di cambiare in meglio, di progredire, di evolverci. 
Se un orso discende i boschi ed entra in una zona urbana alla ricerca di cibo non significa che quei rifiuti organici siano cibo per lui, tuttalpiù sono sopravvivenza, disperazione, fame. Se i gabbiani trascorrono parte della giornata dentro una discarica in cerca di cibo è solo per pura comodità, opportunismo, di certo non stanno compiendo un azione naturale, ciò che ingurgitano non è confacente alla propria fisiologia.

Così come gli orsi ed i gabbiani che frugano i rifiuti si cibano di spazzatura anche noi dentro i supermercati diveniamo dei perfetti opportunisti di una cultura del non cibo, delegando poi il massacro ad altre persone ci escludiamo definitivamente da quello stesso atto inumano che ci farebbe scegliere una mela piuttosto che un brandello lacerato.
Nonostante tutto, la cultura standardizzata, l’abitudine, la comodità, fanno credere che questo sia normale e giustificato quando invece la realtà dimostra che siamo come quegli stessi gabbiani racimolatori di rifiuti dentro un unica grande ‘discarica’ che chiamiamo supermercato.

Essenzialmente l’uomo, animale complesso e per propria volontà esiliato dal contesto natura, mangia altri animali e i loro prodotti per 3 motivi: abitudine (da cui deriva la comodità e l’inerzia al cambiamento), tradizione, sapore (indotto).
Proprio per queste sue complessità l’uomo non riconosce più la differenza tra libertà e anomalia, tra coerenza e incoerenza.

 “…l’animalismo è la prima rivoluzione sociale fatta, interamente, da qualcuno per qualcun altro.”

Leonardo Caffo

 

Oggi essere vegan significa trarre beneficio dalla consapevolezza. Il mondo puo’ e deve essere migliore, per gli uomini e per gli animali. Non esiste attività umana, scienza, forma sociale, struttura economica, che possa trovare consenso se prima non viene scrutata da un punto di vista del rispetto e del buon senso etico nei confronti del vivente.
La verità si mostra sempre nei fatti non nelle parole,  noi siamo la prova esplicita di come un miglioramento sia prontamente possibile, a discapito dell’irresponsabilità, di tutta l’ incoscienza ancora troppo diffusa e gestita .  Mostrare la realtà per quella che è,  rifiutare ogni tipo di sfruttamento,  non preoccuparsi delle opinioni, delle varie conseguenze legate alla vita sociale, a favore della liberazione umana e animale è ciò che caratterizza una persona vegan.
Vegan è l’esperienza di un mondo libero da discriminati e discriminatori. Vegan è un fatto non solo una parola strana. Vegan è un’azione non un concetto. Vegan è una potenzialità reale, istantaneamente attuabile, e non una teoria utopistica.

di Nicola Dembech

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Approfondimenti:
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