La plastica e gli animali


Simone Montuschi
President

Nell’oceano Pacifico esiste un’enorme isola di spazzatura galleggiante, chiamata Pacific Trash Vortex. Questa isola di detriti, in gran parte materiali plastici, esiste dagli anni cinquanta e, negli anni, è diventata enorme. La sua area è più estesa della superficie degli Stati Uniti (più di 10 milioni di chilometri quadrati). I detriti sono stati spinti in questo punto dalle correnti oceaniche che hanno fatto si che questi rifiuti galleggianti si aggregassero tra di loro.

Anziché biodegradarsi, la plastica si fotodegrada, disintegrandosi in pezzi sempre più piccoli fino alle dimensioni dei polimeri che la compongono, la cui ulteriore biodegradazione è molto difficile. La fotodegradazione della plastica può produrre inquinamento da PCB (policlorobifenili) ovvero composti organici miscelati e utilizzati per comporre miscele  per condensatori e trasformatori, per circuiti idraulici, o come additivi in vernici, pesticidi, adesivi, carte copiative…il PCB è un prodotto brevettato dalla multinazionale americana Monsanto.

Il galleggiamento di tali particelle, che apparentemente assomigliano a zooplancton, inganna le meduse che se ne cibano, causandone l’introduzione nella catena alimentare. In questo estesissimo tratto di mare la vita è praticamente assente: i detriti impediscono al sole di filtrare sott’acqua, di conseguenza non crescono piante né possono viverci animali. Gli unici animali presenti sono tartarughe marine che, ingannate dai sacchetti di plastica fluttuanti scambiati per meduse, muoiono a centinaia soffocate tra sofferenze atroci. Anche gli albatros sono vittime della plastica, come dimostra questo video. Nei loro stomaci è stato trovato ogni tipo di rifiuto plastico (tappi di bottiglia, spazzolini da denti, accendini..)

Questo è il risultato di sessant’anni di ‘civiltà della plastica’, e di cultura del ‘usa e getta’, del menefreghismo nei confronti dell’ambiente che lo ospita. Come genere umano dobbiamo ancora una volta provare vergogna per quello che causiamo, per le sofferenze inflitte agli animali e le ferite inguaribili inferte al pianeta terra. La nostra specie, unica a produrre rifiuti, è colpevole di disastri ambientali di dimensioni così estese da risultare irreparabili.

Davanti a queste immagini non ci sono parole, quello che ogni giorno contribuiamo ad alimentare con i nostri scarti, ci lascia ammutoliti. Siamo stati noi a causare questo, ma non dimentichiamoci che sempre nelle nostre mani è il potere di invertire la rotta. Dobbiamo cercare di impegnarci seriamente, in modo che le nostre abitudini quotidiane diventino rispettose nei confronti di tutti gli animali che vivono con noi nel pianeta.
___________________________________________________________________________________________

Notizie associate:
Il cannibalismo dell’orso bianco