Fasi e tipologie di allevamento

Descrizione di tutte le fasi e le varie tipologie di allevamento

ALLEVAMENTO RIPRODUTTORI PER UOVA FERTILI

Le uova destinate al consumo umano non sono fecondate in quanto all’interno degli allevamenti per le uova da commercializzare non vi sono individui di sesso maschile.
La riproduzione delle galline ovaiole (così come quella dei polli da carne, dei tacchini ecc) è affidata ad allevamenti specializzati. I luoghi sono del tutto simili ad un normale allevamento a terra, nel capannone sono presenti galline femmine e riproduttori di sesso maschile in proporzione 10 a 1. Lungo le pareti interne del capanno sono posizionati dei nidi nei quali le femmine depongono le uova che vengono quotidianamente raccolte dagli addetti. Da qui vengono trasportate agli incubatoi.

INCUBATOIO

Gli incubatoi sono strutture adibite appositamente alla schiusa delle uova. Le uova feconde vengono sistemate su dei carrelli a più piani che vengono introdotti in celle dalla temperatura controllata. Restano qui fino alla schiusa che nel caso delle galline è di 21 giorni. In natura ogni gallina rigira periodicamente le proprie uova e le accudisce amorevolmente mantenendole sempre al caldo e con il giusto grado di umidità; tutti questi processi vengono effettuati nell’incubazione industriale, da strumenti meccanici creati appositamente.

Selezione del sesso  Immediatamente dopo la schiusa i pulcini passano tra le mani di addetti specializzati nel riconoscimento del sesso. Questa operazione ha la funzione di separare le femmine, che verranno avviate alla produzione di uova, dai maschi, che vengono immediatamente uccisi in quanto improduttivi.

L’allevamento moderno non può permettersi di prendere in considerazione l’allevamento di animali non selezionati per raggiungere il massimo della produttività. Per questo motivo i maschi della gallina ovaiola non sono vengono avviati alla produzione di carne in quanto questa determinata sottospecie è stata incrociata e modificata tenendo conto di una specifica caratteristica sopra le altre: la produzione smisurata di uova.
 I polli da carne sono invece selezionati tenendo conto di caratteristiche completamente diverse come la qualità della carne e la capacità di ingrassare in tempi minimi. Un maschio di gallina ovaiola non potrebbe mai essere competitivo né nella fase di ingrasso né sul mercato alimentare.
 Per questi motivi risulta più conveniente eliminare i maschi subito dopo la schiusa. Per fare questo vengono in genere, semplicemente gettati via vivi. A volte nei tritacarne, a volte nel congelatore, altre volte semplicemente ammucchiati tra l’immondizia.

INVESTIGAZIONE ALL’INTERNO DI UN INCUBATOIO


Fonte: Mercy For Animals U.S.A. – 2009

Debeccaggio  Tutti i pulcini che saranno immessi negli allevamenti intensivi subiscono la mutilazione del becco. Questa pratica viene effettuata entro i primi 10 giorni di vita tramite uno strumento apposito costituito sostanzialmente da una lama incandescente che amputa la punta del becco e cauterizza automaticamente la ferita. 
Questa dolorosa operazione viene effettuata per limitare i problemi derivati dall’aggressività indotta dallo stress degli allevamenti intensivi. Agli animali, sottoposti a situazioni al limite della vivibilità, condannati sostanzialmente ad una vita di continua sofferenza, insorgono comportamenti aggressivi nei confronti dei loro simili. Per evitare che il continuo beccarsi e strapparsi le piume reciprocamente possa causare ferite mortali gli allevatori non hanno trovato soluzione migliore che l’amputazione della parte terminale del becco.

ALLEVAMENTO DA ACCRESCIMENTO

Le giovani galline non producono uova prima dei 5 mesi di età. Per questo periodo di tempo vengono detenute in strutture apposite che possono essere o capannoni simili al classico allevamento a terra oppure batterie di gabbie su più piani.
 Per le prime settimane di vita all’interno dei capannoni vengono poste lampade termiche per svolgere la funzione che in natura avrebbe la chioccia: tenere caldi i pulcini. 
L’illuminazione artificiale viene tenuta accesa anche per 24 ore al giorno per indurre gli animali a mangiare in continuazione e raggiungere in tempi minori l’età fertile. I mangimi sono creati appositamente per questo scopo e addizionati con sostanze che stimolano l’appetito.

ALLEVAMENTO PER LA PRODUZIONE DI UOVA

In Italia esistono quattro tipologie di allevamento intensivo per la produzione di uova. 
Queste tipologie sono identificate da un codice stampato sulle uova commercializzate che indica anche la regione, la provincia, il comune e lo stabilimento in cui sono state prodotte.

|3| in Gabbia  Questa categoria identifica quegli allevamenti nei quali le galline sono chiuse dentro delle gabbie. Esistono due tipologie di allevamento in gabbia.

IN BATTERIA Questo metodo è considerato fuori legge dal 1 gennaio 2012 per via di una direttiva europea che ha imposto l’adeguamento di tutti gli allevamenti in gabbia a degli standard che la legge considera di benessere. Nonostante questo, in Italia, circa il 50% degli allevamenti in gabbia non si è adeguato e utilizza ancora il vecchio sistema. Le galline allevate in batteria sono stipate in gabbie di pochi cm2. In ogni gabbia vengono ammassati fino a cinque individui ma esistono testimonianze filmate di gabbie con anche otto galline all’interno. 
La vita di questi animali è costituita di tre attività principali: mangiare, produrre uova e tentare di ritagliarsi un minimo spazio vitale a scapito delle compagne di cella. 
Il cibo è somministrato automaticamente da un nastro trasportatore, per raggiungerlo le galline allungano il collo fuori dalle sbarre orizzontali della parte anteriore della gabbia. Il continuo sfregamento con le sbarre le porta in poche settimane a perdere completamente le penne dal collo. 
Il pavimento delle gabbie è, come ogni altra superficie, costituito da una rete metallica. È posto in pendenza verso l’esterno di modo che le uova possano rotolare su un secondo nastro trasportatore e essere raccolte giornalmente dagli operatori.
Il continuo contatto delle zampe con una superficie di rete causa ferite e malformazioni e l’impossibilità di razzolare fa crescere le unghie a dismisura.
La condizione di sovraffollamento è in questo tipo di allevamento esasperata oltre ogni limite. Le galline riescono a stento a muoversi e quando lo fanno devono per forza di cose calpestarsi a vicenda.
Lo sfregamento delle ali e dell’addome sulle pareti della gabbia fa perdere in poche settimane le penne e le piume. È interessante considerare come negli uccelli che vengono allevati come animali da affezione (come ad esempio i pappagalli) la perdita delle piume per stress o sfregamento sulla gabbia sia considerato maltrattamento.
 Le gabbie sono disposte su vari piani sovrapposti. In genere quattro o cinque ma esistono anche capannoni con sei piani di gabbie. Questa disposizione permette all’allevatore di stipare fino a 18 animali per metro quadro.

IN GABBIE ARRICCHITE  Questa è la metodologia alla quale tutti gli allevamenti in gabbia avrebbero dovuto uniformarsi al 1 gennaio 2012. Le gabbie sono più grandi (ma con all’interno un numero maggiore di animali) e lo spazio a disposizione di ogni gallina passa dai 550 cm2 dell’allevamento in batteria a 750 cm2.

Vengono inoltre aggiunti alcuni dispositivi che dovrebbero ovviare ad alcune necessità fisiologiche degli animali.

  •  Posatoi  aste di plastica sollevate dal pavimento di rete sulle quali le galline possano appollaiarsi. Ogni gallina ha a disposizione 15 cm di lunghezza per farlo.
  • Nido  area separata dal resto della gabbia da bande di plastica dentro la quale il pavimento è di rete plastica a maglie più fitte. Dovrebbe servire per dare alle galline un luogo riparato dove deporre le uova.
  • Lettiera  stando alla normativa dovrebbe consentire alle galline di becchettare e razzolare. Quello che abbiamo trovato nella nostra indagine è un rettangolo di 15X15cm di plastica con escrescenze, molto simile ad uno zerbino da esterni.

Come nelle batterie, i capannoni sono illuminati artificialmente, e le gabbie disposte su più piani. Raccolta delle feci, alimentazione, somministrazione di acqua e raccolta delle uova sono processi automatizzati.

Il sovraffollamento è anche in questo caso fonte di stress e aggressività. Le galline si accalcano l’una sull’altra nei pressi del nido, sui posatoi e se illuminate si avventano sul cibo. Gli stessi problemi fisici e psicologici che si manifestano nell’allevamento in batteria si ritrovano anche con questo metodo.

|2| a Terra  Sono denominati allevamenti a terra quegli allevamenti nei quali le galline non hanno accesso all’esterno ma non sono chiuse in gabbia. Sono “libere” di muoversi all’interno del capannone. 
possono essere a più piani (fino a 4) o a piano singolo.

Quelli a piano singolo sono semplici capannoni con fondo di cemento ricoperto di paglia e nei quali sono disposti dei tunnel di plastica con vari accessi nei quali le galline depongono le uova. Le galline tendono istintivamente a nidificare in luoghi riparati e gli allevatori sfruttano questa naturale tendenza per poter raccogliere automaticamente le uova.

All’interno del tunnel il pavimento inclinato permette alle uova di rotolare su un nastro trasportatore che le sposta al di fuori dell’area riservata alla galline.
 La raccolta delle feci in questi allevamenti non è sempre automatica. In alcuni non vi sono sistemi di raccolta e gli animali vivono costantemente calpestando i propri escrementi. La paglia sul fondo del capannone ha la funzione di compattare il guano e impedire che questo si appiccichi eccessivamente alle zampe. Questa metodologia prevede che il capannone venga pulito esclusivamente a fine ciclo, quando cioè le galline vengono macellate e il capannone svuotato.

In altri casi all’interno dei capannoni vengono poste strutture di ferro simili a gradinate (i piani). Queste strutture assecondano l’istinto delle galline di cercare rifugio sugli alberi e permettono all’allevatore di moltiplicare la superficie occupabile dagli animali. In alcuni casi questa metodologia è anche funzionale all’automatizzazione della raccolta delle uova e delle feci. 
Questa tipologia di allevamento risolve in parte i problemi derivati dallo sfregamento delle penne sulle gabbie e della crescita incontrollata delle unghie. Restano però l’aggressività, lo stress, i deficit da mancanza di luce naturale e tutte le problematiche che ne derivano.

|1| all’Aperto  Viene considerato all’aperto un allevamento a terra che da la possibilità agli animali di uscire in aree recintate per alcune ore al giorno. L’interno dei capannoni è identico a qualunque allevamento a terra. Le galline sono indotte alla produzione massiccia di uova sia da selezioni di specie sia dalle caratteristiche dell’allevamento intensivo ma il loro ciclo biologico gioca ancora un ruolo importante. La natura ha insegnato loro che durante la stagione fredda i pulcini avrebbero più difficoltà a sopravvivere e per questo durante l’inverno la produzione di uova cala notevolmente fino anche ad arrestarsi. Questa caratteristica viene annullata dal clima controllato degli allevamenti al chiuso ma si riproporrebbe se gli animali fossero lasciati all’aperto durante la stagione fredda. Nessun allevatore può permettersi di mantenere degli animali per vari mesi senza che questi gli garantiscano un profitto e per questo motivo le galline allevate all’aperto restano all’interno dei capannoni per tutta la stagione invernale, indipendentemente da quello che la legge prevede non abbiamo mai trovato galline all’aperto in nessun allevamento visitato.

|0| Biologico  Sono considerati biologici quegli allevamenti nei quali le galline hanno la possibilità di uscire all’aperto su un terreno coltivato in maniera biologica e sono alimentate con mangimi biologici all’80%.

Come per gli allevamenti all’aperto gli animali trascorrono nel capannone i 2/3 della loro vita. La densità di animali è inferiore rispetto a tutti gli altri sistemi. Come in ogni altro tipo di allevamento negli allevamenti biologici si riscontrano gli stessi problemi. Animali spennati e feriti, malati e malformati, sofferenti per lo stress e spaventati. 
Il motivo è che questa differenziazione di tipologie non cambia il modo in cui sono trattati e considerati gli animali. Si tratta di una diversificazione utile soltanto a vendere certe uova ad un prezzo maggiore di altre e dare al consumatore l’illusione di poter scegliere qualcosa di diverso.

TRASPORTO E MACELLAZIONE

Quale che sia l’allevamento di provenienza la sorte delle galline è sempre la stessa.
Dopo un periodo variabile tra 1 e 2 anni la loro produttività non risulta più conveniente per l’allevatore e vengono quindi destinate al macello. 
Degli operai catturano gli animali nei capannoni e li stipano in gabbie di plastica che vengono caricate sui camion. Il viaggio viene fatto solitamente la notte, con qualunque condizione meteo.
L’uccisione avviene per sgozzamento, successivamente, i cadaveri appesi per le zampe, vengono spennati e fatti a pezzi. Diventano carne di seconda scelta o alimenti per altri animali.

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