Conigli i numeri del settore

I NUMERI DEL SETTORE

L’analisi di queste sbalorditive cifre, fornite da agenzie che si occupano di statistica, il più delle volte largamente discrepanti fra loro, ci aiutano ad inquadrare la grandezza di un settore dello sfruttamento animale, quello alimentare, che per quanto riguarda il numero di individui sacrificati non ha pari in nessun’altro campo d’interazione uomo-animale.

Questi smisurati numeri non ci devono però far dimenticare che dietro alla freddezza dei dati, degli elenchi e dei grafici ci sono esseri senzienti, che pagano personalmente l’alto prezzo dell’egoismo della nostra società. Inoltre non dobbiamo mai distogliere l’attenzione dal singolo individuo, ricordando sempre come per ognuno di essi si consumi una letale tragedia, a prescindere dai numeri.

In tutto il mondo si stima che vengano macellati 1.242.914.000 di conigli (FAO 2009), con un incremento di oltre il 90% rispetto al 1990. Il dato non è omogeneo, in quanto vi è un incremento fortissimo (+650%) per l’area asiatica, rappresentata per l’85% dalla Cina, un raddoppio della produzione per le Americhe, un discreto aumento per l’Africa, ed una diminuzione (-20%) per l’Europa. A oggi la produzione asiatica rappresenta il 40% di quella mondiale (il 33% spetta alla Cina), mentre l’europea è passata da oltre il 60% al 27% (di cui l’Italia produce il 6,9% su base mondiale e 25,5% a livello Europeo, la Spagna rispettivamente 4,2% e 15,5% e la Francia 2,9% e 10,8%).

Sempre secondo la FAO, in Italia vengono macellati oltre 150 milioni di conigli l’anno, tuttavia non vi è alcuna uniformità nei dati, basti consultare l’ultimo censimento dell’Agricoltura diffuso dall’Istat per constare queste differenze. Secondo l’agenzia italiana nel 2010 i conigli allevati sarebbero stati ‘solo’ 7 milioni.
In ogni caso, questi numeri ci permettono una valutazione della coniglicoltura europea, indicando come l’Italia il primo produttore europeo e il secondo mondiale dopo la Cina.

In sostanza incrociando le varie statistiche (Avitalia, Ismea e Cista)  è molto probabile che il numero di capi macellati in Italia, comprendendo insieme quelli proveniente dagli allevamenti rurali e professionali, si avvicini ai 100 milioni.
Nel nostro paese la coniglicoltura rappresenta un importante settore nell’ambito della zootecnia da carne, costituendo, in termini di rilevanza economica, il quarto comparto zootecnico dopo quello dei bovini, dei suini e dei polli, il fatturato dell’intera filiera cunicola, nel 2008, è stato stimato pari a circa 805 milioni di euro.

Le aziende agricole italiane che praticano una qualche forma d’allevamento sono circa 10.000 secondo l’Istat e 30.000 per Avitalia e Cista. Tre grandi gruppi (Veronesi, Martini e Progeo) del nord Italia controllano il 20% della produzione nazionale.
Sulla  tipologia di allevamento i dati Avitalia più recenti indicano la presenza sul territorio nazionale di quasi 8.000 allevamenti a carattere intensivo ( da 100 a 400 fattrici), di cui circa 1.700 professionali o grandi allevamenti (> 400 fattrici) che allevano circa 1,2 milioni di fattrici, di cui il 20% al Nord, il 30% al Centro ed il rimanente 50% al Sud.

Dal punto di vista tecnico strutturale:
• il nord Italia si caratterizza per gli elevati livelli tecnologici (alimentazione automatica, fecondazione artificiale, cicli produttivi a banda unica – tutta la filiera,dalle fattrici all’ingrasso -) e per una maggiore presenza di allevamenti di grandi dimensioni (400-1000 fattrici per allevamento);
• nel centro Italia gli allevamenti sono invece più eterogenei: di medie dimensioni nelle Marche, di grandi dimensioni nel Lazio e di piccole dimensioni in Toscana, Umbria e Abruzzo;
• nel Sud dell’Italia si trovano principalmente allevamenti rurali, solo recentemente in Campania, Puglia e Basilicata si stanno costruendo strutture produttive specializzate con presenza di allevamenti sia di medie che di grandi dimensioni.

I macelli attivi in Italia adibiti all’uccisione dei conigli sono 32, in alcuni di essi si uccidono anche 30.000 individui al giorno. In Emilia Romagna si contano 6 macelli.

Anche i dati sul consumo procapite di carne di coniglio in Italia sono discordanti si va dal 4,2 Kg annui calcolati dall’Ismea ai 2,6 Kg dell’Istat.