Viola e le altre… mai più in gabbia per fare uova!

Scritto il 9 giugno 2016
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Durante le indagini negli allevamenti intensivi incontriamo migliaia di animali che versano in stato di sofferenza, ma per alcune galline rinchiuse costantemente in gabbia la sorte è cambiata: le abbiamo portate via con noi e per la prima volta hanno “toccato con zampa” la libertà.

Può un piccolo gesto essere portavoce di un messaggio più grande? Noi crediamo di sì. E così Sara, Lola, Beverly, Vale, Sere, Jo e Viola hanno incontrato l’erba, il terreno e l’aria fresca.

Le abbiamo sottratte al ciclo di produzione intensiva che le aveva trasformate in macchine di produzione di uova e a tutte abbiamo dato un nome, per restituir loro quella soggettività, perduta nei capannoni dove vivevano ammassate assieme a migliaia di altri animali.

Questo video ci racconta sia le condizioni in cui vivono in Italia circa 35 milioni di galline, ancora allevate in gabbia, ma soprattutto ci mostra la storia della loro liberazione e il primo assaggio della nuova vita.

Guarda il video del salvataggio

QUI TUTTE LE FOTO DELLA LIBERAZIONE

Ma come vivevano Viola e le altre?

Marco è un attivista di Essere Animali che ci mostra da vicino un tipico allevamento intensivo di galline in “gabbie arricchite”, un capannone con all’interno 4 file di gabbie rialzate da terra in cui vivono 26 mila galline.
Circa il 70-75% delle galline allevate in Italia è rinchiuso in gabbie di questo tipo, che hanno sostituito le vecchie ‘gabbie in batteria’ vietate da gennaio 2012 e che, rispetto a queste, contengono alcuni “arricchimenti ambientali”:

  • una parte interna della gabbia adibita a nido
  • posatoi che permettono alle galline di non poggiare costantemente le zampe sulla rete metallica
  • piccoli ‘zerbini’ che hanno la funzione di dispositivo per l’accorciamento delle unghie

In queste gabbie, di dimensioni 2,6 x 2,2 metri, vivono 50 galline.
Abbiamo scelto di documentare le condizioni in questo allevamento poichè esso rispetta ampiamente il Decreto Legislativo 29 luglio 2003, n. 267, che stabilisce le norme minime per la protezione delle galline ovaiole e che destina 750 cmq ad ogni gallina allevata in gabbia.
Ma nonostante gli arricchimenti ambientali e il maggiore spazio a disposizione, possiamo veramente definire queste condizioni come rispettose del benessere degli animali?
Noi crediamo di no, e per mostrarti il livello di sovraffollamento abbiamo messo una telecamera all’interno. Queste galline, molte prive di gran parte delle piume, hanno a disposizione uno spazio irrisorio, non possono distendere le ali e non hanno mai accesso ad un ambiente esterno o alla luce solare.

 

gallina in gabbia - uova bruzzese

Essere Animali

Non solo gabbie.

Oltre a conoscere le condizioni di prigionia di queste gabbie minuscole è necessario sapere anche che Viola e tutte le altre galline presenti in questo capannone:

  • sono state debeccate, ovvero mutilate dell’estremità del becco, che viene tagliato loro entro i primi dieci giorni di vita con un’apposita macchina a lama rovente. Questo terribile trattamento è previsto e disciplinato nel punto 8 dell’allegato A del D.Lgs. 267/03, “al fine di prevenire plumofagia e cannibalismo”.
  • sono femmine. I pulcini maschi vengono infatti per lo più uccisi appena nati perchè non producono uova e il loro allevamento “da carne” non è conveniente, in quanto hanno una crescita più lenta rispetto al pollo “broiler”, selezionato per raggiungere l’età di macellazione in sole sei settimane. Il Regolamento (CE) N. 1099/2009 stabilisce i metodi di abbattimento, tra cui la macerazione, ovvero lo schiacciamento istantaneo dell’intero pulcino che avviene con macchine tritatutto.
    In Italia milioni di questi piccoli animali sono trattati come uno scarto della macellazione e i loro resti inviati agli impianti di lavorazione, che li trasformano in grassi e farine utilizzati nella produzione di energia e nella produzione di alimenti per animali domestici.

 

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Essere Animali

Cosa posso fare per aiutare queste galline?

Dopo aver visto le condizioni degli allevamenti in gabbia molte persone scelgono di acquistare solo uova da allevamento a terra, all’aperto e biologico. Certo queste altre tipologie di allevamento non prevedono gabbie ma, per fare scelte veramente consapevoli, è anche necessario sapere che:

  • negli allevamenti a terra il livello di sovraffollamento è tale che in 1 mq possono vivere 9 galline, sempre rinchiuse dentro il capannone senza mai aver accesso ad un ambiente esterno. Viene praticato il debeccaggio
  •  gli allevamenti all’aperto e biologici destinano più spazio a disposizione per ogni animale e un accesso, limitato ad alcune ore al giorno, ad un ambiente esterno. Ma la produzione industriale di uova è causa comunque di morte prematura per milioni di animali: tutti i pulcini maschi vengono comunque uccisi appena nati e anche le stesse galline, indipendentemente dal tipo di allevamento, a circa 1-2 anni di vita sono inviate al macello e sostituite da altre galline più giovani, con migliore produttività.
    Guarda qui la nostra investigazione Fabbriche di Uova che documenta tutte le tipologia di allevamento presenti in Italia.

Non portare a tavola la sofferenza.

Ma quindi per aiutare queste galline devo rinunciare alle uova? Nel 2014 in Italia sono state prodotte 12 miliardi e 543 milioni di uova e il consumo pro-capite annuo è stato di 218 unità, di cui 76 consumate sotto forma di preparazioni alimentari. Per soddisfare questi numeri l’unica soluzione è l’allevamento intensivo, ma sia la tipologia in gabbia, che all’aperto, o il biologico non riescono a sottrarsi a quel meccanismo che considera gli animali come macchine di produzione.

 

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Stefano Belacchi / Essere Animali

 

Se guardando Viola e le altre restiamo invece affascinati dalla loro voglia di vivere, dobbiamo cominciare a capire che il nostro contributo sarà importantissimo per cambiare la sorte di tutte le galline che ancora soffrono.

Milioni di persone in tutto il mondo hanno già fatto la scelta di non portare a tavola la sofferenza. Perché non provi anche tu?

 


 

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